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Politica internazionale

La sinistra dei radical chic veste Albanese

Non fatichiamo a immaginare la borghesia londinese mentre legge l'articolo di Vogue sulla relatrice speciale delle Nazioni Unite più contestata degli ultimi tempi

Albanese pensa alle elezioni. "È la Palestina che ci chiama"

Ma quanto è chic la sinistra radical chic. Quella con l'armocromista che ti abbina il guardaroba all'incarnato del viso. Quella che va in giro col macchinone ma solo se è full electric e soprattutto se non è targato Elon Musk. Quella che bella l'accoglienza, e pure i porti aperti e l'integrazione e il multiculturalismo e le seconde e terze e quarte generazioni che ci pagano la pensione, ma tutto visto dall'attico in centro. Quella che la cultura è cosa sua ma che le vere rivoluzioni (in barba ai libri che nessuno più legge) partono dalle riviste di moda. Un cliché. Chic, per carità, ma pur sempre un cliché. E così non fatichiamo a immaginare la borghesia londinese, quella che ha contribuito a far eleggere il laburista Sadiq Khan (primo sindaco musulmano della City), mentre legge l'articolo di Vogue sulla relatrice speciale delle Nazioni Unite più contestata degli ultimi tempi. Titolo: Francesca Albanese wants the world to wake up. Traduzione: Francesca Albanese vuole che il mondo si svegli. Dove il verbo wake up ci ricorda l'ideologia woke tanto cara ai progressisti. Ma sarà solo un caso. E poi, che sarà mai la lettura di un articolo. In Italia, tanto per dire, ai lettori di Vanity Fair è toccata la santificazione di Silvia Salis. A ciascuno i propri santi. A New York, per dire, pare piaccia tanto il neo sindaco Zohran Mamdani, il primo di fede islamica nella Grande Mela. Seguitissimo e applauditissimo sui social. L'hanno votato pure a Manhattan, nonostante la promessa di spremere i ricchi per finanziare la spesa pubblica. Credo socialista nella mecca della Finanza. Un controsenso. Ma a sinistra piace così. Vedi l'applauditissimo abito Tax the rich indossato da Alexandria Ocasio-Cortez al Met Gala del 2021. Corsi e ricorsi. Ma cosa vuoi che sia: un vestito a una festa, un articolo su una rivista, un voto in un'urna, è tutto così pop. La politica, dopotutto, è sempre maledettamente noiosa.

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