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Sinistra indignata ma dei cristiani uccisi o perseguitati non s'è mai occupata

Silenzio sui 388 milioni di fedeli colpiti in Africa, Medioriente, Corea del Nord

Sinistra indignata ma dei cristiani uccisi o perseguitati non s'è mai occupata
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Ad Aleppo sotto le bombe, in Nigeria costretti all'esodo, nel Nord dell'Iraq con droni e missili iraniani sulla testa, i cristiani fanno notizia solo se Israele chiude la domenica delle Palme a Gerusalemme.

In gennaio non c'è stata la stessa levata di scudi quando razzi e granate piombavano sui quartieri cristiani di Aleppo per il repulisti dei curdi ordinato dal "talebuono", Ahmad al Sharaa, autoproclamato presidente siriano. Nessuno ha alzato il dito venerdì, quando la fondazione pontficia Aiuto alla chiesa che soffre ha rilanciato il grido di dolore di Mark Nzukwein, vescovo di Wukari, uno degli stati nigeriani travolti dalla violenza settaria jihadista dell'etnia Fulani. "Più di sette presbiteri e diverse residenze sacerdotali sono stati attaccati e vandalizzati" ha denunciato il pastore. Gli assalti sono collegati alle pacifiche manifestazioni di protesta di febbraio di sacerdoti e fedeli della diocesi dopo l'uccisione di 80 fedeli e le devastazioni ai danni di oltre 200 comunità nelle settimane precedenti, comprese chiese e luoghi di preghiera. La Nigeria ha il triste primato di cristiani uccisi per la loro fede: 3940 vittime, lo scorso anno, su 4849 in tutto il mondo. Nel paese africano la violenza ha provocato la fuga di 90mila cristiani. "Il mio popolo sta vivendo un esodo" denuncia il vescovo.

I missili e droni iraniani minacciano anche l'ultima enclave cristiana in Iraq, il quartiere di Ankawa ad Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. "Siamo impauriti e preoccupati per i nostri figli che quando sentono il boato delle bombe scoppiano a piangere. A causa della guerra c'è chi pensa di emigrare - spiega Ano Jawhar Abdoka, ministro cristiano del governo regionale -. Non abbiamo alcuna milizia e siamo fra due fuochi. Tre missili hanno già colpito cappelle e monasteri ad Ankawa ed era intenzionale. Non è solo un crimine, ma un atto di terrore".

In mezzo secolo la presenza cristiana in Medio Oriente è precipitata dal 20% a meno del 3%. In Iraq sono rimasti appena 150mila e la maggioranza, 80mila, vive ad Erbil.

Sembra importare poco, quando le associazioni come Porte aperte che denunciano la persecuzione dei cristiani, registrano nel 2025 almeno 1.250.000 di fedeli nel mondo costretti a lasciare le proprie case come sfollati o a fuggire all'estero. Non solo: lo scorso anno è stato "di nuovo record dell'intolleranza: 1 cristiano su 7 patisce discriminazione o persecuzione a causa della sua fede" evidenzia Cristian Nani, direttore di Porte aperte in Italia. I numeri globali fanno tremare i polsi: 388 milioni di cristiani subiscono persecuzione o discriminazione per la scelta religiosa.

La Corea del Nord è sempre al primo posto nella lista nera dei paesi anti cristiani, dove fra 40 e 70mila fedeli sono rinchiusi nei campi di lavori forzati. Aiuto alla chiesa che soffre sottolinea che i cristiani subiscono persecuzioni o discriminazioni in 32 Paesi.

Anche Israele è finita nella lista nera con l'aumento di violenze e vandalismi dopo il 7 ottobre. Nel 2024 sono stati registrati 111 aggressioni o violenze, in particolare a Gerusalemme.

Il 7 luglio dello scorso anno l'episodio più grave si è verificato in Cisgiordania, a Taybeh, l'ultima cittadina interamente cristiana della Terra Santa. Una dozzina di coloni israeliani armati hanno incendiato l'area vicino al cimitero e alla chiesa di San Giorgio e piazzato un cartello che non lasciava dubbi: "Qui non c'è futuro per voi".

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