Quanto avete scassato l'anima non potete nemmeno immaginarlo. Siete l'incrostazione di un'infinita stagione elettorale degli idioti, un vuoto scambiato per trasparenza che però puzza ancora di moralismo tossico, di avvisi di garanzia visti come ergastoli, di onestà recitata come un rosario, di dimissioni invocate per chiunque respiri. Avete fatto peggio di tutti gli altri anche nelle cose peggiori, ma nell'album delle figurine marroni questa mancava: Hamas. E non siamo a Di Martedì, non c'è l'applauso contingentato, c'è roba che dovrebbe farvi saltare i denti, se ancora li aveste, se mai li avete usati: "Se andiamo con Hannoun, sicuramente ci farà incontrare i verdi", ossia Hamas, e a dirlo è il braccio destro Sulaiman Hijazi che parla con l'ex deputato Davide Tripiedi. E di che cosa? Di un milione di euro bloccato e di come farlo arrivare laggiù, di come evitare di bruciarsi, di come muoversi senza lasciare le impronte delle zampe. "Potresti sentire Di Battista", "ti segnala immediatamente", no, "lui se ne fotte". C'è poco da interpretare.
Il niente che per quindici anni si è spacciato per trasparenza eccolo trasformarsi, quando sfiora Hamas, in opachi professionali che straparlano di "aiuti", "beneficenza", "equidistanza", "strumentalizzazioni", e sono gli stessi che, se avessero saputo di un altro politico che faceva le stesse cose, avrebbero preteso impiccagioni in diretta Instagram.
Che cos'è questo grillismo senza Grillo, in definitiva? È un riflesso tardissimo-culturale alla ricerca patetica di afflati anti-occidentali mascherati da "popolo", è una postura sghemba e protesa verso i mondi di Hannoun, la rete, gli incontri, le foto, tutto solare e puro come uranio arricchito che i vari Di Battista, Tripiedi e Ascari hanno lavorato nell'ombra istituzionale dei vari Conte, Fico e Pedullà. Terroristi, Hamas, gente che ammazza uomini e donne e bambini, che elimina altri palestinesi infedeli, che tratta donne e gay come un problema da correggere, che hanno un bersaglio nell'Occidente anche se l'Occidente più coglione li finanzia pure.
E poi Mosca, la Russia come fascinazione, la mano tesa, "il dialogo" comunque e con chiunque, soprattutto se è seduto dall'altra parte della Storia. E poi Maduro, il Venezuela come favola, Montecitorio trasformato in salotto chavista, una pestilenza di convegni e applausi e celebrazioni e poi missioni e gite ideologiche, con Di Battista e il sottosegretario Manlio Di Stefano ben inquadrati dentro la cornice. E poi la Cina, altro modello efficiente e incompreso, l'ambasciata come salotto, l'accordo della Via della Seta come medaglia da esibire perché Pechino si sa, è "pragmatica". Persino i gilet gialli d'oltralpe li avevano trasformato in una rivolta romantica: sempre lui, Di Battista, con l'altro trasformista professionale, Di Maio, entrambi con la pettorina a giocare alla rivoluzione altrui. Restando in zona, poi, Mélenchon: il sogno del populismo trasversale, la sinistra "insoumise" con annesso fronte del popolo contro le democrazie liberali e colpevoli di non scusarsi abbastanza. Mai una parola contro gli autocrati: quelli veri. E neppure un imbarazzo quando un loro sottosegretario, Di Stefano, fu contestato da portuali e attivisti che gli chiedevano di fermare un transito di armi (sulla nave Bahri) che lui non fermò, perché non si poteva, non si doveva, non era il caso.
Poi dobbiamo citare Giuseppe Conte, che altrimenti penserebbe che ce l'abbiamo con lui: nel circo è il re dei giocolieri, il pacifista sì-ma-però, tribuno contro il riarmo (oggi) che nei suoi governi ha firmato, ribadito e aumentato (ieri) l'aumento delle spese militari, salvo dire che lui "non aveva firmato niente".
Come il piromane che dice: "Mai incendiato niente, ho solo tenuto accesa la torcia". Opachi per vocazione, morali per convenienza, innocenti per propaganda: il resto è scenografia, cartapesta, parolame macerato per fabbricare manichini e scatole che hanno rotto a tutti.