"Macron annienta la nazione. Al ballottaggio voto zia Marine"

La nipote della Le Pen: "Zemmour estremista? Operazione mediatica. Serve un centrodestra sull'esempio italiano"

Marion Le Pen: "Macron annienta la nazione. Al ballottaggio voto zia Marine" Esclusiva

Marion Marechal, che ha abbandonato il Rassemblement National, è pronta a sostenere Marine al ballottaggio. Anche il candidato all'Eliseo di Reconquete!, il polemista Eric Zemmour, ha aperto alla "unità delle destre".

Marion Marechal, l'unità delle destre è un tema francese ma anche italiano ed europeo. Possiamo definirla pronta a sostenere di nuovo sua zia Marine se Zemmour dovesse rimanere fuori dal secondo turno?

"Personalmente ho già dichiarato il mio sostegno a Marine Le Pen in caso di ballottaggio contro Macron, il problema però è più complesso. Ho sempre sostenuto la necessità di arrivare in Francia alla creazione di una coalizione di centrodestra sull'esempio italiano, come peraltro desiderano i nostri elettori. Fino a ieri né il Rassemblement National né i Repubblicani hanno voluto intraprendere questo percorso e ciò è il motivo della discesa in campo di Eric Zemmour, il quale ha colmato questo vuoto politico avviando finalmente la ricomposizione a destra. Grazie a Reconquete infatti per la prima volta assistiamo alla convergenza di fette di elettorato RN e LR su un candidato comune e a dichiarazioni di vertici repubblicani che annunciano il sostegno a Zemmour in caso di ballottaggio con Macron, cosa mai avvenuta con Marine Le Pen. Se Zemmour arrivasse al ballottaggio dunque l'unione delle destre diventerebbe già realtà, se ci andrà Marine invece il punto sarà se riuscirà stavolta a farsi sostenere dai repubblicani o se ancora una volta si causerà l'effetto marginalizzazione della destra".

Candidando Zemmour, non avete forse reso Marine Le Pen più "moderata" agli occhi dei francesi?

"L'estremizzazione della figura di Zemmour è un'operazione mediatica per cercare di disinnescare un fenomeno politico e sociale inaspettato. Come ho detto prima, grazie a Zemmour, per la prima volta nella storia della destra francese, stiamo assistendo alla comunicazione tra due blocchi della destra che fino a ieri erano inconciliabili. E questo è il motivo per cui Zemmour fa paura a Macron e alla sinistra, perchè è l'avversario non gestibile che può arrivare alla vittoria".

Siete un movimento neonato. Non è semplice per i sondaggisti rilevare Zemmour. Pensa davvero possano esserci sorprese?

"Nel 1995 i sondaggi davano Chirac 10 punti sopra Balladur e invece arrivarono quasi pari. Nel 2002 davano Jean Marie Le Pen sotto il 10% e invece arrivò al ballottaggio. Nel 2012 davano Hollande 20 punti sopra Sarkozy che invece perse per un soffio. Nel 2017 al primo turno davano Fillon quarto lontanissimo da Marine Le Pen che in alcuni casi addirittura al 30%, invece la Le Pen andò al ballottaggio per un solo punto di vantaggio sul candidato repubblicano. C'è dunque da fidarsi poco dei sondaggi, che spesso sono stati invece strumentalizzati ad hoc, con successo, per influenzare gli elettori nelle scelte e credo che oggi stia accadendo proprio questo. Se ci atteniamo ai dati oggettivi, invece, vediamo che Zemmour è l'unico candidato che riesce a mobilizzare riempiendo con migliaia di persone le sale di tutti i territori che ha visitato in questa campagna. E arrivando a radunare quasi centomila persone in piazza a Parigi. Reconquete è inoltre il partito con più iscritti di Francia, avendo raccolto in soli tre mesi di vita oltre centodiecimila aderenti. Se riuscirà a conquistare il secondo turno dopo essere entrato in politica solo pochi mesi fa, Zemmour avrà certamente fatto un miracolo. Ma il nostro è un obiettivo di lungo termine, queste elezioni sono sono l’inizio del progetto per la costruzione di una destra che possa unire le varie anime conservatrici e rappresentare finalmente un’alternativa credibile e concreta di governo".

Sono molti i cattolici ad aver annunciato la loro preferenza elettorale per Zemmour. Il Rassemblement National è un partito laico e laicista, Reconquete!, invece, lo è meno. Concorda?

"C'è un dato oggettivo: il Rassemblement National negli ultimi tempi ha rinunciato a molte delle battaglie tipiche della destra nel nome di un'immagine più moderata. Questo è accaduto sui temi della famiglia e anche su quelli dell'identità culturale della Francia. Zemmour invece ha fatto dell'identità il cuore pulsante della sua discesa in campo rispondendo a un'urgenza sentita da tutti i francesi, sia quelli delle classe più popolari sia dalla borghesia. Se oggi temi fino a ieri considerati tabù come il grande scombussolamento sociale e culturale che subirà la Francia nel giro di qualche anno a causa del combinato disposto di denatalità e immigrazione sono entrati a far parte del dibattito politico è grazie a Zemmour, che ha avuto il coraggio di farsi carico di temi coraggiosi che gli altri candidati hanno abbandonato nella vana speranza di rendersi più accettabili agli occhi della sinistra".

La gestione di Emmanuel Macron del dossier sulla guerra in Ucraina scatenata da Vladimir Putin è molto apprezzata a prescindere dalla parte politica.

"In realtà no, anzi il bilancio diplomatico della gestione Macron è molto deludente. Il nostro Presidente crede che basti la comunicazione a fare la politica ed è molto abile e cinico a gestire il marketing come dimostra un video divenuto virale nel quale, nel giro di pochi minuti, prima dichiara con enfasi alla stampa francese il proprio pessimismo sui negoziati nella crisi ucraina e subito dopo dichiara con la stessa enfasi alla stampa estera il proprio ottimismo sugli stessi negoziati. Macron oggi sta usando la crisi ucraina come strumento di comunicazione elettorale per annichilire il dibattito politico sui risultato del suo mandato appena concluso. Non è un caso che abbia rifiutato ogni dibattito elettorale. Ma nel concreto i suoi tentativi di farsi mediatore tra Russia e Occidente sono stati un flop, così come fallimentare è stato il suo operato in Mali o in Libano, senza contare l'umiliazione subita dalla Francia nella vicenda degli accordi con l'Australia per la vendita dei sottomarini.

Lo scrittore Emanuele Carrère ha detto al Corriere della Sera che voterà per Macron e che quella del presidente è una "destra che include ed aggrega".

"Mi pare di capire che Emanuele Carrère abbia un concetto di destra un po' bizzarro. Parliamo di un presidente, Macron, che ha affermato che non esiste una cultura francese, che porta avanti politiche di annientamento dell'identità della nostra nazione e che è fortemente progressista sui temi etici. Oltre a essere il presidente che ha fatto entrare più di immigrati in suolo francese nella storia recente. E la sua maggioranza in Parlamento ha come perno il partito socialista. Certamente è la destra dei sogni per chiunque sia di sinistra".

La sensazione è che, comunque vada, una nuova Europa (più politica) possa nascere a breve. Lei concorda sulla difesa comune nell'Unione europea?

"In linea di principio sono sicuramente d'accordo con la costruzione di difesa comune europea nell'ottica dello sviluppo di un'autonomia strategica del nostro continente, nel solco della tradizione francese incarnata in primis da De Gaulle. Il problema però è che una difesa comune presuppone appunto una politica estera comune, cosa di cui l'Europa oggi è totalmente priva. Anzi nei dossier più importanti dimostra puntualmente di essere divisa al proprio interno. Invece che farci accecare da un'ossessione federalista che rischia di tramutarsi in un gigante dai piedi d'argilla, dovremmo innanzitutto concentrarci a valorizzare la civiltà europea come identità comune a fondamento di un progetto europeo, unico collante possibile per rafforzare la solidarietà tra popoli europei necessaria per arrivare a una vera comunità di stati cooperanti per una missione comune".

In Francia persiste il tema della "Sottomissione" di Michel Houllebecq. Molti ritengono che Zemmour sia persino "l'ultima occasione" per l'identità cattolica francese.

"Questo è il motivo per il quale Zemmour ha riscosso così tanto successo in così poco tempo. Da intellettuale per molti anni ha teorizzato, scritto e affermato nell'opinione pubblica e nel dibattito mediatico le conseguenze per la Francia del fallimento del modello multiculturalista promosso dalle sinistre. Nel 2015 il giornalista Geoffroy Lejeune aveva pubblicato un libro dal titolo "Un'elezione ordinaria" nel quale si immaginava, in modo profetico, la discesa in campo e la vittoria alle elezioni di Eric Zemmour. Sette anni dopo la prima parte della profezia si è avverata. Ora speriamo si avveri anche la seconda parte".

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