Mentre la guerra continua a colpire l'Ucraina e si moltiplicano gli allarmi sulla sicurezza nucleare di Zaporizhzhia, da Bruxelles arriva un segnale che rischia di aprire interrogativi scomodi sulla tenuta della strategia energetica europea. Secondo Bloomberg, infatti, l'Ue starebbe valutando un congelamento temporaneo del tetto massimo al prezzo del petrolio russo, anticipando la revisione prevista nei prossimi mesi. Il meccanismo introdotto dall'Ue e dal G7 prevede infatti che il price cap venga aggiornato periodicamente in modo da mantenersi al di sotto del valore medio di mercato del greggio Urals. Oggi la soglia è fissata a 44,10 dollari al barile, ma l'evoluzione delle quotazioni potrebbe portarla in estate attorno ai 65 dollari.
La discussione nasce dalla necessità di evitare nuovi shock sui mercati energetici in una fase già segnata dalle tensioni internazionali e dall'incertezza legata al Medio Oriente. Tuttavia la sola ipotesi di congelare il meccanismo apre una questione politica che va oltre il dato tecnico. Per oltre tre anni cittadini e imprese europee hanno sostenuto costi elevatissimi per ridurre la dipendenza energetica da Mosca, pagando il prezzo dell'inflazione importata e di bollette spesso fuori controllo. Se ora le regole vengono corrette perché il mercato rischia di reagire negativamente, qualcuno si chiederà quale sia stato il reale equilibrio tra principi e convenienza economica.
A cogliere l'occasione è stato immediatamente Kirill Dmitriev, consigliere del presidente Vladimir Putin, che su X ha commentato le indiscrezioni affermando che "l'Europa ha bisogno della Russia per sopravvivere". Secondo Dmitriev, "come previsto, la crisi energetica sta costringendo l'Ue a essere più realistica e a iniziare a correggere gli errori del passato". Parole che riflettono la narrativa del Cremlino ma che puntano a sfruttare una contraddizione evidente.
Sul terreno, intanto, la guerra continua a presentare il suo conto. Nella regione di Chernihiv un uomo di 58 anni è stato ucciso in un attacco con droni, mentre nuovi allarmi antiaerei sono risuonati anche a Kiev. Nella zona di Zaporizhzhia proseguono inoltre gli episodi che alimentano le preoccupazioni della comunità internazionale. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha riferito che la centrale nucleare di Zaporizhzhia ha segnalato un attacco con drone contro un edificio delle turbine all'interno del sito. L'impatto avrebbe provocato un foro nella parete della struttura. Il direttore generale Rafael Grossi ha espresso "seria preoccupazione" per quanto accaduto, sottolineando che l'episodio mette a rischio sia i principi fondamentali per la sicurezza nucleare durante il conflitto sia gli impegni assunti per la protezione dell'impianto.
In un successivo aggiornamento, il numero uno dell'Aiea ha ricordato che la centrale continua a dipendere dall'unica linea elettrica esterna ancora disponibile dopo la perdita del collegamento principale avvenuta a marzo. "La presenza di droni ed esplosivi in una centrale nucleare è inaccettabile, perché aumenta drasticamente rischi già molto elevati per la sicurezza nucleare", ha ribadito Grossi.
Secondo fonti russe citate dalla Tass, nei combattimenti terrestri nell'area di Zaporizhzhia sarebbero inoltre morti alcuni volontari stranieri che combattevano nelle file ucraine, tra cui un cittadino britannico e uno tedesco.