"I congressi regionali vanno fatti, sono il massimo esempio di democrazia interna", ripete Antonio Tajani. E così sarà, anche se qualche dissidente prova ad imbrogliare il quadro. Il segretario azzurro sarà nelle Marche il 15 maggio, al Cinema Teatro Italia di Macerata, al fianco del fedelissimo Francesco Battistoni, commissario della regione uscente e candidato unico. Lo farà anche per tacitare una piccola fronda che chiede di far slittare l'appuntamento. Dopo le Marche, ci sarà il 17 il congresso in Calabria, al Palasport di Lamezia Terme per rieleggere in totale unità Francesco Cannizzaro, che ha rinunciato al seggio parlamentare e punta a fare il sindaco di Reggio Calabria e il 21 in Veneto, dove in un hotel di Padova si prevede la conferma senza tensioni di Flavio Tosi. Il 19 giugno dovrebbe essere convocato il congresso in Umbria.
Tutte regioni scelte perché non dovevano creare problemi sulla riconferma del precedente segretario, mentre in altre come la Sicilia si è proceduto al commissariamento e in Lombardia e Campania si sta cercando di evitare scontri sui nomi degli uscenti Alessandro Sorte e Fulvio Martusciello. Solo che il passaggio dai leader locali nominati da Silvio Berlusconi a quelli eletti di Tajani è prevedibilmente accidentato e, a pochi giorni dalla kermesse marchigiana, tre azzurre scrivono al vicesegretario nazionale Alberto Cirio chiedendo il rinvio dell'assise. Il governatore del Piemonte è stato incaricato da Tajani di gestire la pratica, come responsabile dei congressi, facendo da agente di collegamento con Marina Berlusconi, preoccupata di evitare divisioni nel partito. Ora Laura Scalbi, consigliera comunale a Urbino, Fernanda Sacchi, consigliera provinciale di Pesaro e Alessandra Petracci, assessora di Porto San Giorgio, denunciano una situazione territoriale grave. Tajani, però, tira dritto. "Battistoni ha lavorato molto bene - spiega il portavoce azzurro Raffaele Nevi-, è benvoluto. Il segretario andrà a Macerata per riconoscere i risultati ottenuti. E poi, alla regione è legato, è stata suo bacino elettorale.
Nelle Marche si è partiti dal nulla e siamo passati dal 5,9 all'8,6. Abbiamo il presidente del consiglio regionale, l'assessore al bilancio, tanti dirigentiChi critica può raccogliere le firme per un altro candidato...".