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"Stalle come le industrie". E l'Italia si ribella alla Ue

No del governo alla direttiva "ammazza-allevamenti" che demonizza le emissioni delle deiezioni animali

"Stalle come le industrie". E l'Italia si ribella alla Ue

Non c'è neanche il tempo di metabolizzare il voto dell'Europarlamento alla direttiva sulla casa green e l'ostinazione delle istituzioni europee ad approvare lo stop ai motori diesel e benzina, che il Consiglio dei ministri dell'ambiente Ue ha trovato l'accordo su un nuovo testo per la riduzione delle emissioni industriali intriso, tanto per cambiare, di ideologia green. La nuova direttiva, approvata dopo una giornata di negoziati, nasce per contrastare le emissioni del settore industriale ma tiene al suo interno anche gli allevamenti, motivo per cui il governo italiano ha deciso di opporsi. Secondo il Consiglio Ue «le nuove norme offriranno una migliore protezione della salute umana e dell'ambiente riducendo le emissioni nocive degli impianti industriali e degli allevamenti intensivi nell'aria, nell'acqua e attraverso gli scarichi di rifiuti». Le perplessità dell'Italia riguardano gli allevamenti, le deroghe e i riferimenti alla tutela della salute umana che, per il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, nel testo sono «confusi». Perciò, ha spiegato Pichetto: «Non possiamo accogliere il testo perché le soglie per i bovini sono per noi inaccettabili».

Il Ministro ha poi sottolineato i rischi «dell'impatto sul comparto produttivo» che rappresenta una delle eccellenze del settore alimentare italiano con centinaia di migliaia di posti di lavoro generando un fatturato, per il solo settore della carne (bovina, suina e avicola), di circa 30 miliardi di euro (10 miliardi alla produzione e 20 nell'industria di trasformazione) che arriva a 40 miliardi includendo latte e uova.

Anche il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida si è espresso contro la direttiva aggiungendo: «Rischiano di portare alla desertificazione di un settore produttivo primario in Europa contestuale ad aumenti dei prezzi di produzione. Queste iniziative basate su scelte ideologiche rischiano di portare aumenti dei costi di allevamento e di conseguenza al consumo per le nostre imprese a vantaggio della concorrenza dei paesi extra Ue che non avranno gli stessi vincoli». Sulla stessa linea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che ha sottolineato l'importanza di bloccare la normativa che andrà discussa nel parlamento europeo definendola senza giri di parole «ammazza stalle». Se il testo così com'è oggi dovesse entrare in vigore, oltre alla perdita di posti di lavoro con la chiusura di molti allevamenti di dimensioni medio-piccole, andrebbe a intaccare la sovranità alimentare «con il conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti animali da Paesi terzi, che hanno standard ambientali, di sicurezza alimentare e di benessere animale molto più bassi di quelli imposti agli allevatori dell'Ue» spiega Pandini. Il rischio, ancora una volta, è che dietro la volontà dell'Ue di abbattere le emissioni si nasconda il tentativo di intaccare le nostre abitudini alimentari, favorendo il cibo sintetico e demonizzando e colpendo gli allevatori.

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