nostro inviato a Bruxelles
Quello che si apre oggi a Bruxelles sarà l'ennesimo Consiglio europeo destinato a risolversi con un nulla di fatto. Sul tavolo dei Ventisette ci sarebbe dovuto essere soprattutto il dossier sulla competitività, nel tentativo di tirare le fila del vertice dei leader Ue che si è tenuto lo scorso febbraio al castello fiammingo di Alden Biesen. Ma è evidente che l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran ha imposto nei fatti un cambio d'agenda, non solo rispetto alle conseguenze geopolitiche di un conflitto che sta incendiando il Medio Oriente e sul quale l'Europa non nasconde le sue perplessità, ma anche per le inevitabili ricadute sui costi dell'energia.
Eppure, neanche un'emergenza di queste dimensioni è riuscita a compattare l'Europa e accelerarne, almeno per una volta, i suoi complessi processi decisionali. Nella lunga bozza di conclusioni del Consiglio (una settantina di paragrafi) l'Ue non prende infatti una posizione netta sulla guerra all'Iran, che viene sì condannata ma senza mai citare né Washington né Tel Aviv, a conferma che l'Europa fa un'enorme fatica a prendere le distanze da un Donald Trump che ha già minacciato ritorsioni politico-militari (un disimpegno americano in Ucraina) ed economiche (il 60% del gas liquefatto l'Ue lo importa dagli Usa). E anche sul fronte energetico - nonostante l'Europa sia una delle aree più colpite dai contraccolpi economici della crisi in Medio Oriente - a Bruxelles non c'è modo di formalizzare una posizione comune.
Per rispondere al caro-prezzi, infatti, dieci Paesi Ue - capeggiati da Italia e Polonia e seguiti da Austria, Bulgaria, Croazia, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Ungheria - hanno inviato una lettera a Ursula von der Leyen e Antonio Costa, presidenti di Commissione e Consiglio europeo, per sollecitare una "revisione approfondita" del sistema Ets - il principale strumento Ue per ridurre le emissioni e combattere il cambiamento climatico - e chiedere "un'estensione delle quote europee gratuite oltre il 2034", nonché un approccio "graduale all'eliminazione delle quote gratuite a partire dal 2028". La premier italiana Giorgia Meloni e gli altri nove capi di governo dell'Ue chiedono inoltre di accelerare una "revisione approfondita" dell'Ets "volta a mitigare il suo impatto sui prezzi dell'energia elettrica e a ridurre il rischio di volatilità dei prezzi". Il problema è che sulla proposta non convergono gli altri diciassette membri dell'Ue, tra cui - per ragioni diverse - Paesi pesanti come Germania e Francia. D'altra parte, l'Italia ha un costo dell'elettricità di circa 129 euro/Mwh contro i 73 euro della Francia.
È anche per questo che ieri sera Meloni ha deciso di convocare a sorpresa un Consiglio dei ministri per dare il via libera a un decreto con misure per affrontare l'emergenza del prezzo dei carburanti, un provvedimento che già ci si attendeva la settimana scorsa ma che - aveva spiegato la premier in Parlamento - richiedeva un tempo di elaborazione più lungo in modo da valutare davvero "gli introiti derivanti dall'Iva" e quindi "costruire un impatto percepibile dai cittadini". Si tratta, spiega Meloni ai microfoni del Tg1, di un "taglio di 25 centesimi al litro", di un intervento che allo stesso tempo consente di abbassare il prezzo dei carburanti ma anche di combattere le speculazioni "introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi". Meloni spiega che il caro-combustibili è oggi "la priorità" da affrontare. Per questo, dice, "siamo intervenuti con tre misure". Che la premier elenca: "Primo, riduciamo il prezzo del carburante di circa 25 centesimi al litro per tutti. Secondo, introduciamo un credito d'imposta a favore degli autotrasportatori che è pari all'aumento di costi sul carburante che questi autotrasportatori sostengono perché vogliamo evitare che l'aumento del gasolio si traduca anche in un aumento dei prezzi dei beni di consumo.
Terzo e ultimo punto molto importante, soprattutto se collegato agli altri, prevediamo un meccanismo antispeculazione".Insomma, un pacchetto di misure "che ha un obiettivo chiaro nell'immediato, cioè fermare la possibile impennata dei prezzi legata alla crisi in Medio Oriente".