Lo stop di Berlusconi a soluzioni tampone. "No ai governi tecnici"

L'ex premier a Conte: "Decidere insieme sul Recovery Fund". Il giallo di Putin per Mazara

Lo stop di Berlusconi a soluzioni tampone. "No ai governi tecnici"

Silvio Berlusconi è in Provenza, a casa della figlia Marina, pronto a vaccinarsi, e da lì continua l'attività politica. «Non credo nei governi tecnici» ha ripetuto ai suoi che continuano a chiedergli quale posizione sia più adatta a Forza Italia in questa situazione di stallo della maggioranza in vista del rimpasto o di qualcosa di ancora più consistente in arrivo a gennaio.

Un modo di bloccare ancora una volta il «governo ponte» proposto dal segretario della Lega, Matteo Salvini, che aveva fatto insorgere la presidente di Fdi, Giorgia Meloni. Il discorso vale per l'ex presidente della Bce, Mario Draghi, nella misura in cui è assai improbabile che accetti di essere tirato per la giacchetta per un esecutivo al momento di così incerto equilibrio (oltre che durata).

Al di là del contesto attuale, comunque, nella mente del leader di Forza Italia è ancora vivo il ricordo della nascita del governo Monti, al quale aveva dato l'iniziale sostegno, e ciò che ha significato per il Pdl, entrato nell'avventura come un partito unitario e uscito spacchettato tra i contrari di Fratelli d'Italia e gli alfaniani che avevano deciso di continuare l'avventura di governo anche quando il partito di Berlusconi ne era uscito. Anche se adesso la situazione è diversa, i rimescolamenti che possono essere innestati dai governi tecnici rimangono imprevedibili.

Oggi il leader di Forza Italia insiste su una più stabile posizione di collaborazione per così dire esterna, come avvenuto sulla manovra e - confida per il futuro - nella ripartizione del Recovery fund. «Forza Italia per il bene del Paese è a disposizione per lavorare con il governo che c'è - insiste con i suoi più stretti collaboratori il Cavaliere - anche se questo governo non ci piace». La collaborazione a livello europeo nel Ppe, è convinto l'ex premier, è stata una delle principali ragioni per cui si è ottenuto l'aumento dell'anticipo sul Recovery fund per l'Italia da 20 a 27 miliardi. Ora «si tratta di decidere come utilizzare queste risorse». Un filo del nodo politico che sta facendo fibrillare la maggioranza che regge il governo.

Berlusconi ha seguito la vicenda dei pescatori di Mazara del Vallo appena rientrati a casa con partecipazione, al punto da cadere, in modo involontario, in un piccolo incidente diplomatico sul presidente russo Vladimir Putin: sono noti i rapporti tra i due e la stima dell'ex presidente del consiglio italiano per Putin. Così, parlando al telefono con l'armatore del peschereccio «Medinea» Marco Marrone per esprimere vicinanza a lui e ai pescatori, Berlusconi ha parlato di un «ruolo del presidente russo nelle trattative». Considerazione che nei fatti sminuisce il peso del governo italiano nella soluzione a lieto fine.

Berlusconi ha fatto però sapere di essere convinto che si trattasse di una conversazione privata e che invece le sue parole sono state registrate e riferite puntualmente. «È stato Putin con le sue telefonate ad Haftar a farli liberare, questa è la verità di quello che è successo» ha detto. Aggiungendo subito: «Non bisogna dirlo però; poi si dice che lui è un sostenitore di Haftar, ma non vuole che si dica». Le frasi in ogni caso, anche se certamente riflettono le convinzioni di Berlusconi, sono state pronunciate in un contesto informale, ben lontano dal voler essere una dichiarazione ufficiale del presidente di Forza Italia.