Strano malore per l'ex putiniano Chubais

Ricoverato in ospedale: aiutò l'ascesa dello Zar, da cui poi si allontanò

Strano malore per l'ex putiniano Chubais

C'è qualcosa di quantomeno sospetto nel malore che ha costretto Anatoly Chubais a un ricovero urgente in terapia intensiva presso l'ospedale di Olbia in Sardegna. Si è parlato di un attacco improvviso della sindrome di Guillain-Barré, una grave malattia neurologica che si manifesta con insensibilità agli arti. Ma i rapporti assai tesi con Vladimir Putin, del quale pure molto tempo addietro Chubais aveva caldeggiato l'ascesa al potere, hanno subito fatto temere che l'uomo politico russo possa invece essere stato vittima di un tentato avvelenamento, seguendo il destino di altri oppositori del regime come Alexander Litvinenko, Boris Skripal e Aleksei Navalny.

Ci sono comunque elementi insoliti e contraddittori in questa vicenda. È strano, ad esempio, che la notizia del ricovero di Chubais in Italia sia stata ampiamente ripresa dall'agenzia ufficiale russa Tass, che cita come fonte una figura ambigua come Ksenia Sobchak (figlia di quell'ex sindaco di San Pietroburgo Anatoly Sobchak all'ombra del quale Putin aveva cominciato la sua rapida ascesa e che morì nel 2000 in circostanze assai sospette, e che in seguito si prestò a fungere da candidata di opposizione di facciata alle presidenziali); è strano anche (ma forse solo cinico) che il portavoce del Cremlino Dmitry Peshkov abbia espresso il suo dispiacere per il malore di Chubais e che gli abbia offerto cure in quella stessa Russia che egli aveva lasciato quattro mesi fa in polemica sfida a Putin. A far propendere per un tentativo di assassinio ci sono invece la lunga lista di episodi simili ai danni di critici e oppositori, e in particolare i toni minacciosi usati di recente dal dittatore verso «i traditori riparati all'estero».

Chubais, che ha 67 anni, è una figura di primissimo piano della politica russa degli ultimi trent'anni. La sua lunga parabola lo ha portato dalla strettissima collaborazione con Boris Eltsin, predecessore di Vladimir Putin alla presidenza, a un rapporto con lo stesso Putin segnato da una continuità intrisa di ambiguità fino alla rottura nel marzo scorso, quando Chubais fu il primo e l'unico esponente dell'amministrazione a criticare l'attacco all'Ucraina, scegliendo di lasciare la Russia.

È noto che Chubais, convinto fautore di un riformismo liberale nella Russia post-sovietica degli anni Novanta, avesse dapprima sostenuto la scelta di Putin come candidato alla successione di Boris Eltsin nel 1999. Egli riteneva, con altri esponenti del gruppo di potere eltsiniano, che Putin fosse un manovrabile garante dei loro interessi politici e soprattutto economici. In seguito però comprese l'errore, e cercò di segnalare ai suoi sodali che il passato di Putin nel Kgb lo rendeva inaffidabile. Non fu ascoltato, e lo sconosciuto vice di Sobchak riportò in pochi anni al potere gli uomini dei servizi segreti, costruendo anno dopo anno un regime ferreo e anti-occidentale.

In questo ambito così diverso da ciò per cui si era impegnato, Chubais seppe comunque conservare uno spazio per sé. Escluso dalla cerchia del potere politico, fu al vertice dell'importante società statale Rosnano, e ancora due anni fa Putin lo nominò rappresentante della Russia per le problematiche del clima. Il compromesso si spezzò nel marzo scorso sulla guerra all'Ucraina. Chubais la considerò un errore imperdonabile, pubblicò significativamente sul suo profilo online una fotografia del riformatore liberale Boris Nemtsov fatto verosimilmente assassinare da Putin nel 2015 e lasciò il Paese. In Italia possiede ville in Toscana e in Sardegna, ma non è impossibile che la lunga mano dell'uomo che ha osato sfidare lo abbia raggiunto per impedirgli di godersi un esilio dorato.

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