È la succursale del Golfo. E da Dry la mangi coi cocktail

Che tempi quei tempi in cui c'era la nebbia, le luci a San Siro e la pizza a Milano non si poteva mangiare

Che tempi quei tempi in cui c'era la nebbia, le luci a San Siro e la pizza a Milano non si poteva mangiare. O meglio, la mangiavi. Ma poi cercavi di dimenticarla in fretta. Le tipologie del pizzofilo meneghino erano fondamentalmente due: il milanese che la pizza vera non l'aveva mai assaggiata e quindi si accontentava di quello che gli veniva rifilato, ché tanto si va in pizzeria per spender poco, mica per mangiare bene. E i nostalgici, napoletani immigrati che cedevano alla tentazione di ritrovare la sensazione della pasta gommosa con la pummarola 'ncoppa sotto i denti, e poi finivano per pentirsene amaramente.

Poi negli ultimi anni Milano ha trovato la sua strada: da un lato accogliendo succursali di storiche pizzerie napoletane come Sorbillo (Lievito Madre al Duomo, largo Corsia dei Servi, 1), Starita (via G- Gherardini, 1) e i Condurro (da Michele, via Orti 31 a Porta Romana). e dall'altro trovando la sua strada tra pizze a degustazione, condite di ingredienti top e servite a spicchi per una condivisione (Taverna Gourmet, via A. Maffei, 12) e pizze di ricerca, che imitano più la recente scuola sperimentale romana che quella tradizionale partenopea: e quindi il classico contemporaneo Dry di Simone Lombardi (nella foto), dove la pizza si abbina ai cocktail (via Solferino 33), Lievità (via Ravizza 11) e Marghe (via Cadore, 26). Ciàpa.

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