Sul greggio russo l'Europa va in tilt. Orbán non cede: sanzioni a rischio

Saltata ieri la videoconferenza tra Macron, Von der Leyen e i Paesi dell'Est. Lo stop di Budapest: "Escludere gli oleodotti dalle misure". Lunedì la riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles

Sul greggio russo l'Europa va in tilt. Orbán non cede: sanzioni a rischio

Senza scomodare Melville e il suo scrivano Bartleby, c'è modo e modo di dire no. L'Ungheria, per esempio, tiene da giorni in ostaggio l'intera Unione Europea sulla questione dell'embargo al petrolio russo con un nel inossidabile, a prova di ogni tentativo di mediazione. Il negoziato versa così in uno stato comatoso, vittima di quel principio tanto democratico quanto pericoloso in base al quale le decisioni vanno prese all'unanimità. Già diluita nella tempistica di messa in opera, un segnale non proprio forte inviato al Cremlino, la misura di ritorsione rimane un cantiere aperto. Di fatto, Bruxelles non sta toccando palla. Ed è anzi costretta a subire le proposte, volutamente irricevibili, di Budapest. Ieri il ministro magiaro degli Esteri, Peter Szijjarto, dalla sua pagina Facebook ha postato un video per affermare che se Bruxelles vuole essere seria sull'embargo al petrolio, questo sarà possibile solo escludendo la parte destinata agli oleodotti. Un altro modo all'ungherese per dire di no, poiché sottrarre dalle sanzioni il flusso di greggio che scorre attraverso le pipeline equivarrebbe ad annacquarne del tutto l'efficacia.

Il governo guidato da Viktor Orbàn ha già respinto al mittente la proposta comunitaria che prevede, fino alla fine del 2024, la sospensione della messa al bando dei barili russi (dilazione peraltro accordata anche agli altri due Paesi, Slovacchia e Repubblica Ceca, privi di sbocchi al mare), e aiuti finanziari per adattare gli impianti di raffinazione alla lavorazione del greggio non proveniente dalla Russia. L'Ungheria ha invece alzato la posta, con la richiesta di poter aspettare almeno cinque anni prima di dare l'addio al greggio di Vladimir Putin e con la pretesa di incassare molti più fondi dall'Ue per agevolare la transizione verso altre fonti energetiche. Ancora un altro modo per dire di no. Anche questa richiesta, infatti, snaturerebbe gli obiettivi delle sanzioni con le quali si cerca di accelerare il soffocamento dell'economia russa in tempi ragionevoli per poter far avanzare la prospettiva di un avvio di negoziati con l'Ucraina dopo un cessate il fuoco. Ma Budapest non arretra di un centimetro. Riassume Szijjarto: le discussioni tra i 27 hanno messo in evidenza l'assenza di una una proposta che fronteggi l'effetto bomba nucleare che avrebbe un embargo sul petrolio russo sull'economia ungherese. Parole che stridono con l'ottimismo manifestato martedì scorso dal ministro degli Affari europei, Clèment Beaune, convinto che in settimana sarebbe stata raggiunta un'intesa.

La situazione di stallo è invece confermata dalla seconda sospensione in due giorni subita dalla videoconferenza che avrebbe dovuto mettere attorno allo stesso tavolo (virtuale) la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente francese Emmanuel Macron e lo stesso Orbàn. L'unica soluzione possibile per sbloccare l'impasse resta una riunione a livello politico, come prospettato dall'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue Borrell. A questo punto, è quanto meno probabile che la palla sia presa direttamente in mano dai ministri degli Esteri della Ue che si riuniranno lunedì prossimo.

Il fronte energetico resta quantomeno bollente per l'Europa. In base ai calcoli della Ong Global Witness, potrebbe diventare rovente nei prossimi anni. Il costo medio del gas per il 2022 è attualmente previsto in 98 euro per magawattora. Se i prezzi rimarranno così elevati, il gas potrebbe costare all'Ue altri 315 miliardi nel 2025 e 250 miliardi di euro nel 2030. La soluzione? Le energie rinnovabili ridurrebbero la fattura del metano da un minimo di 21 miliardi fino a un massimo di 123 miliardi se si adottassero le raccomandazioni sulla riduzione delle emissioni contenute nel progetto Pac (Paris agreement compatible scenarios for energy infrastructure).

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