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Sulla riforma elettorale la maggioranza va avanti: "Obiettivo governabilità. Dialogo con l'opposizione"

Ieri il vertice a Chigi. Meloni: staniamo il centrosinistra. Il timing: entro l'estate almeno l'ok in Commissione

Sulla riforma elettorale la maggioranza va avanti: "Obiettivo governabilità. Dialogo con l'opposizione"
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Difficile prevedere come davvero andrà a finire la partita della legge elettorale. Quel che è certo, però, è che Giorgia Meloni è intenzionata a giocarla fino in fondo. Sia con gli alleati (andando a vedere eventuali bluff) che con le opposizioni (provando ad aprire un tavolo di confronto). È questo quanto emerge dal vertice di maggioranza che si è tenuto ieri sera a Palazzo Chigi, presenti non solo i leader della coalizione - oltre alla premier, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi - ma anche i tecnici dei singoli partiti che in questi mesi hanno lavorato al testo in discussione in commissione Affari costituzionali della Camera (Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per Fdi, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per Forza Italia, Roberto Calderoli per la Lega e Alessandro Colucci per Noi Moderati).

Una riunione durata poco più di un'ora e nella quale, dunque, difficilmente si è entrato nel merito dei singoli problemi. Un faccia a faccia dal quale emerge però la conferma, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, che la coalizione di centrodestra "è determinata a proseguire il percorso su una nuova legge elettorale con l'unico obiettivo di dotare l'Italia di una riforma che garantisca governabilità e stabilità per l'intera legislatura a chiunque vinca le elezioni". L'intento, insomma, è evitare quello che con l'attuale sistema di voto è lo scenario più probabile: il pareggio o quasi pareggio, con il rischio concreto di governi di larghe intese. D'altra parte, sarebbe quasi certamente così se nel 2022 Enrico Letta e Giuseppe Conte non avessero scelto di suicidarsi politicamente e non correre alleati nei collegi uninominali. Proprio quei collegi che la riforma auspicata dal centrodestra - un proporzionale con premio di maggioranza - finirebbe per cancellare.

Ed è "con questo spirito", fanno sapere da Palazzo Chigi, che "la maggioranza è pronta ad avviare il confronto con le opposizioni", per "verificare se, come si auspica, vi sia convergenza sull'obiettivo della stabilità, o se piuttosto si preferiscano sistemi che, non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini". Per questa ragione, già nella giornata di oggi i capigruppo alla Camera dei partiti di maggioranza contatteranno quelli di opposizione per "avviare il tavolo di confronto". Una mossa soprattutto tattica, perché - anche volendo - è altamente improbabile che il centrosinistra si sieda davvero al tavolo. Certo, a Elly Schlein la riforma potrebbe in verità non dispiacere, visto che in caso di vittoria anche di un voto si ritroverebbe a Palazzo Chigi e in caso di sconfitta si costruirebbe comunque gruppi parlamentari a sua immagine e somiglianza grazie al listone del premio di maggioranza. Ma dopo la vittoria referendaria avrebbe davvero poco senso per Pd, M5s e Avs non approfittare di un tema propagandistico così impattante come la riforma della legge elettorale. Per le opposizioni, infatti, non ci sarebbe niente di più facile che puntare il dito contro il governo che "vuole cambiare le regole del gioco" a un anno dal voto e mentre il blocco di Hormuz e lo shock energetico sta impattando direttamente sulle famiglie con l'aumento di bollette e trasporti.

È per tutte queste ragioni che Meloni prova a stanare le opposizioni. Prima sottolineando che chi non vuole modificare l'attuale sistema di voto di fatto tifa per il pareggio e poi provandole a coinvolgerle formalmente, anche per spuntare l'eventuale arma propagandistica del governo che vuole riscrivere le regole del gioco.

Un passaggio che potrebbe rallentare il timing immaginato dalla premier, che sperava in un via libera della Camera prima dell'estate. L'ok prima delle vacanze, invece, potrebbe arrivare solo in commissione, spostando a settembre-ottobre il via libera dell'Aula.

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