L'elogio funebre scritto da Pier Luigi Bersani il giorno della scomparsa di Umberto Bossi ("l'avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene") fa riflettere. Ora, vero è che il sonno eterno imponga una tendenza a enfatizzare i pregi e tralasciare il resto a norma di parce sepulto, ma di fronte all'esondazione di coccodrilli reverenti rispetto al Senatùr, con un profluvio di aggettivi a scelta fra eroe popolare, rivoluzionario, sincero, un po' cafone ma anche guascone, tenace, leader, carismatico, provocatorio, controverso, ah se ci fosse stato lui Vannacci non avrebbe avuto scampo, io vorrei celebrarlo senza l'impiego di aggettivi, ma con un'irriverente carrellata di parole sue. Sono uno spaccato brillante sulla nostra storia recente, e lette oggi lasciano la malinconia che sgorga sempre dalla consapevolezza dell'impossibilità di rivivere il passato.
Certo è che le massime del fondatore della Lega rivelano una strepitosa vis comica, ai tempi non ancora alla forca del politicamente corretto. Di Andreotti: "L'unico gobbo che porta sfortuna"; di Fini: "Come fa con quel cognome a fare concorrenza a noi che l'abbiamo sempre duro?". Il ritratto di Ciampi: "Tecnico? Personalità? Non esageriamo, è un professore di lettere arrivato alla Banca d'Italia per meriti divini. La praticaccia, quella sì, ce l'ha: la praticaccia di un droghiere!". Craxi diventa "un furfante con i coglioni", Occhetto viene intimorito ("io a Paperetto gli vado addosso, ci passo e ci ripasso sopra sgommando, lo riduco a una nuvola di baffi") e la Boniver avvertita ("ehi bonazza, la Lega è sempre armata, ma di manico!"). A rafforzare le parole ricorda che "vengo dalla gavetta, sono un uomo di strada e viaggio in groppa come i miei avi, con la carne cruda tra il sedere e il cavallo". Su Berlusconi, anzi Berluskaiser: "Il portaborse di Craxi, un palermitano che parla meneghino e il più efficace riciclatore dei calcinacci del pentapartito". Per quanto riguarda temi più generali, l'emergenza abitativa per esempio: "A Milano le case si danno prima ai lombardi che aspettano un alloggio e non al primo bingo bongo che arriva", e a postilla: "A me i negri stanno simpatici, loro non possono egemonizzarci. I meridionali sì, perché hanno in mano lo Stato". Brunetta, ciao body shaming, viene designato come "il nano di Venezia", Mario Segni "signor Pirletti", Sgarbi "quello sgorbio di Sgarbi".
Nel "magico mondo di Umberto" la diccì è un coacervo di "pretacchioni un po' manigoldi". Raccontava sé stesso come "lo scolaro svogliato che non toccava un libro e sognava il Ticino.
Perché il fiume tempra il carattere e aguzza l'ingegno, devi imparare a sentire la corrente e non sbagliare". Il suo motto favorito era "tegn' dür, mai molar".Oggi il vitellone della politica non c'è più. Anche lui ha dovuto mollare, alla fine.