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Sviste, errori, peccati: il tribunale delle toghe grazia sempre tutti

Permessi a detenuti al 41 bis, corruzione, raccomandazioni, rapporti ambigui con i giornalisti: promossi in ogni caso. Al massimo è censura: una tirata d'orecchi

Sviste, errori, peccati: il tribunale delle toghe grazia sempre tutti
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Il finale è sempre lo stesso, ripetuto come un mantra: "Si impone dunque una valutazione positiva". Un semaforo verde che apre le porte delle progressioni in carriera. Sette passaggi, uno ogni quattro anni, fino ai gradi più alti della professione e una sequenza impressionante di promozioni, con percentuali che sfiorano il 100%, anche se qualche peccatuccio ci sarebbe. Ma non importa.

C'è la toga che ha dato, chissà perché, permessi ai detenuti al regime duro e blindato del 41 bis, e c'è il magistrato che ha mediato fra un politico vicino al Pd e un imprenditore campano pronto ad assumere fino a 10 persone "segnalate" in un supermercato. Nuvole nere, spazzate via dagli esaminatori del Csm che deliberano "il positivo superamento della settima valutazione di professionalità". Una volta, due, tre: il plenum del Csm spinge quasi sempre in avanti le toghe.

E però qualche criticità c'è. "Il magistrato si era assegnato dei fascicoli nonostante gli stessi fossero da attribuire ad altri sostituiti, senza fornire alcuna giustificazione". Compreso un dossier della Direzione distrettuale antimafia in violazione di una circolare del novembre 2010. Lui naturalmente si è difeso, ma come? Si è trattato "soltanto di una dimenticanza determinata da eccessivo lavoro". Poveraccio.

Una spiegazione giudicata più che accettabile per cancellare ogni eventuale responsabilità. In realtà, c'era un altro punto infiammato: "Non controllare a sufficienza la riservatezza del suo ufficio e di intrattenere pubblicamente", in modo disinvolto, "rapporti con un giornalista". E poi, "atteggiamenti di iattanza, tono arrogante, ingiusti rimproveri".

Scava scava, salta fuori che il magistrato in questione ha subìto pure un procedimento disciplinare concluso con la condanna alla censura e il trasferimento ad altra sede, ma poi in appello la deportazione è caduta ed è rimasta solo la censura.

Una macchiolina che non toglie alla toga del Nordest il superamento della solita settima valutazione.

Il Csm è una macchina che produce promozioni a raffica. Certo, se non ci sono problemi o critiche in arrivo dai consigli giudiziari, uno per ogni distretto di corte d'appello, il passaggio al plenum per il voto è solo una formalità. La ratifica automatica di una professionalità virtuosa. Ma quando ci sono trame oblique nel retropalco il dossier prende la strada della Quarta commissione che poi porta al plenum del Csm le proprie riflessioni. E quasi sempre il giudizio finale è un ok che mette tutti o quasi d'accordo, magari con il voto contrario e ostinato di un consigliere o due che non accettano il via libera.

La giudice "ha provveduto alla concessione di permessi nei confronti di detenuti sottoposti al regime speciale" noto come 41 bis. Perché ha aperto le porte del carcere? Qualcosa non quadra, perché ad uscire sia pure per un tempo limitato sono stati soggetti pericolosi per la collettività. E infatti c'è stato pure un processo disciplinare che però si è chiuso "con l'esclusione dell'addebito".

Scansato il guaio, il Csm mette in pagina il tradizionale minipanegirico ed enumera le doti di "indipendenza, imparzialità, equilibrio, diligenza, impegno". E via elencando. Espressioni che tornano nei giudizi, anche se qua è la affiorano storie inquietanti.

Come quella ambientata in Campania ed esplorata dalla procura di Salerno. Lui viene indagato per corruzione elettorale, per essersi infilato in un'operazione non adatta al suo status e aver fatto la spola fra un politico e un imprenditore. Lui, "ricevuta la richiesta da un imprenditore suo conoscente di indicargli eventuali nominativi anziché astenersi da ogni ulteriore iniziativa, come pure ragioni di prudenza avrebbero consigliato", va dal politico della sinistra campana, e cerca la soluzione: le persone da assumere.

Ma tutto finisce lì, in perfetta buonafede. E anche per lui arriva il profluvio di "laboriosità, diligenza e impegno".

Un copione che si ripete: il pm siciliano aveva incontrato un personaggio vicino alla criminalità senza avvisare nessuno ed era stato indagato per favoreggiamento. L'indagine era finita nel nulla, il Csm segue a ruota. Anche se ci si muove su un altro livello: pure lui sale al settimo piano.

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