"Tacere il problema non lo fa sparire". Draghi incalza La Ue fa spallucce

Il premier lancia l'allarme: "Inaccettabili le foto dei bimbi in Libia". Ma Bruxelles rinvia la discussione a fine giugno. Merkel e Macron non si espongono: pensano alle loro elezioni

"Tacere il problema non lo fa sparire". Draghi incalza La Ue fa spallucce

Ora è ufficiale, se di mezzo ci sono i migranti l'Europa non ascolta nemmeno Super Mario. Non che il presidente del Consiglio non ci abbia provato. Lunedì sera, durante la cena tra capi di Stato e governo intervenuti al Consiglio europeo Draghi ha immediatamente ricordato che «mettere a dormire un problema non basta a risolverlo». E per farlo ulteriormente capire non ha mancato di definire «inaccettabili» le tristi immagini dei cadaveri di donne e bambini abbandonati sulle spiagge libiche. Ma è servito a poco. A fine cena l'ostilità dei paesi dell'est e la complice inerzia di Parigi e Berlino hanno finito per suggerire l'ennesimo pisolino. E così, sfruttando anche il pretesto di un argomento non presente nell'ordine del giorno, la discussione è stata fatta slittare al Consiglio europeo del prossimo 24 e 25 giugno. Come dire alle porte di un'estate che - complice il numero di migranti in attesa sulle coste libiche e la fame di soldi dei trafficanti dopo la tregua Covid - si preannuncia fra le più calde degli ultimi anni.

Quindi anche prendendo per buono l'impegno a discutere di proposte concrete già a fine giugno è chiaro che nulla si realizzerà prima dell'autunno. L'Italia appare condannata, dunque, ad un'altra estate di sbarchi accompagnati dalla consueta indifferenza europea. E così al presidente del Consiglio non è rimasto altro che cercar di addolcire la pillola affermando di aver notato un apparente «presa di coscienza del problema» da parte di Germania e Francia. Un'osservazione non condivisa da molti. A detta dei più qualsiasi soluzione che preveda la ricollocazione in Germania di migranti sbarcati in Italia o negli altri paesi rivieraschi è vista come il fumo negli occhi dalla Cancelliera Angela Merkel e da tutti i ministri della Cdu. Una riluttanza strettamente legata al voto per il rinnovo del Reichstag del 26 settembre e ai sondaggi che danno in caduta libera una Cdu costretta a presentarsi al voto senza la guida di una Cancelliera ormai pronta alla pensione.

Anche l'«amico» Emmanuel Macron, protagonista di un faccia a faccia con Draghi, non sembra voler concedere molto. L'apparente disponibilità del presidente francese pronto a garantire all'Italia un ruolo non solo in Libia, ma anche in quel Sahel rimasto fin qui monopolio francese è dovuta non tanto ad una riscoperta generosità pro-italiana quanto alle difficoltà di una Francia costretta a far i conti con il nuovo golpe in Mali e con l'intensificarsi delle attività jihadiste nell'area. Ed infatti sul fronte migranti Macron non promette un bel nulla. Anche perché non può farlo. Come i tedeschi deve pensare alle presidenziali della primavera 2022 quando ogni concessione riguardante possibili redistribuzioni a nostro favore si trasformerà in voti regalati a Marine Le Pen.

Dunque dietro il «pisolino» di un mese guadagnato da tedeschi e francesi si nasconde la voglia di un letargo lungo almeno un annetto. E se anche «pisolino» sarà la due giorni del prossimo Consiglio europeo ben difficilmente riuscirà a garantire le «soluzioni di sistema» invocate da Super Mario. La riforma del sistema migratorio, già arenatasi nel pantano europeo a settembre, non prevede l'eliminazione del nocciolo del problema ovvero la riforma di quel Trattato di Dublino che impone ai paesi di primo arrivo la gestione dei richiedenti asilo. E senza la rimozione di quel dogma, tanto caro a Parigi e Berlino, la redistribuzione dei migranti irregolari, ovvero dell'80 per cento degli arrivi nei porti di Italia, Spagna, Grecia e Malta, resterà un'irrisolvibile utopia.

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