Governo

La tassa alleggerita calma la Borsa. Rifiatano le banche mentre i tassi sui mutui salgono

Passata la paura della maxi stangata, i titoli delle banche conoscono una giornata di rimbalzo in Borsa

La tassa alleggerita calma la Borsa. Rifiatano le banche mentre i tassi sui mutui salgono

Ascolta ora: "La tassa alleggerita calma la Borsa. Rifiatano le banche mentre i tassi sui mutui salgono"

La tassa alleggerita calma la Borsa. Rifiatano le banche mentre i tassi sui mutui salgono

00:00 / 00:00
100 %

Passata la paura della maxi stangata, i titoli delle banche conoscono una giornata di rimbalzo in Borsa. La precisazione del Mef che ha parlato di un tetto allo 0,1% del patrimonio per la nuova tassa sugli extra-profitti ha escluso tutte le previsioni più funeste degli analisti sugli utili degli istituti. E così Fineco ha guidato i rialzi (+7,2%), seguita da Banco Bpm (+5,4%), Unicredit (+4,3%), Intesa Sanpaolo (+2,3%). Anche Piazza Affari risale del +1,31 per cento.

Per gli analisti di Equita, «il ricavato per il governo» con l'introduzione del tetto, guardando esclusivamente alle banche quotate in Borsa, «scenderebbe significativamente dalla nostra stima precedente in area 4,5-5 miliardi a circa 2 milardi, pari all'1,5% della capitalizzazione di mercato complessiva del settore». L'impatto sugli utili stimato dal consensus per il 2023 scende così al 12% dal 24% precedente. Insomma, un peso ben più lieve per la redditività bancaria, con i mercati che hanno festeggiato anche la minore incertezza circa i contorni di una misura rimasta inizialmente con margini di indeterminatezza. Secondo gli esperti di Jefferies, con l'attuale configurazione la banca più colpita sarebbe la Popolare di Sondrio (con un impatto dell'imposta del 18% sui profitti 2023), davanti a Banco Bpm (16%), Bper e Credem (15%). Più indietro le big Intesa Sanpaolo (13%) e Unicredit (12%).

Ieri, intanto, sono arrivate molte reazioni. Ed più parti è emersa una certa preoccupazione per i possibili scarichi sui consumatori degli oneri della tassa da parte delle banche. L'imposta sugli extraprofitti delle banche «è una ottima misura per reperire risorse da destinare alla collettività, ma potrebbe spingere le banche a reagire attraverso un aumento dei costi di conti correnti e carte», ha sostenuto Assoutenti che ritiene possibile - in considerazione dei 47,7 milioni di correntisti italiani - una mazzata da 491,3 milioni annui.

C'è anche chi teme che un prelievo sui profitti bancari possa deteriorare la concessione di credito a famiglie e imprese: i dati di Bankitalia divulgati ieri e relativi a giugno, su questo fronte, non sembrano promettere bene, con un calo del credito al settore privato dell'1,7% rispetto a un anno fa (sul -1,1% del mese precedente). E continuano a crescere i tassi sui nuovi mutui: sempre in giugno, infatti, i tassi di interesse sui prestiti erogati alle famiglie per l'acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie si sono collocati al 4,65% (4,58% in maggio). «La rata, per chi ha sottoscritto ora un mutuo a tasso variabile, cresce rispetto a un anno fa di 169 euro», calcola l'Unione nazionale consumatori. In calo, invece, il tasso medio del credito al consumo al 9,03% per effetto delle rinegoziazioni.

Rimane nel silenzio l'Abi, l'associazione bancaria italiana, che oggi riunirà il Comitato di presidenza. Chi esce dal silenzio, invece, è la Fabi, il sindacato dei bancari: «La tassazione sugli extraprofitti delle banche non mi sembra un provvedimento antiliberale per un semplice motivo: gli extraprofitti sono stati ottenuti innalzando i tassi sui prestiti, a seguito degli interventi della Bce e lasciando invariati gli interessi sui depositi prossimi allo zero», ha detto il segretario generale Lando Maria Sileoni, un escamotage che per il sindacato non può essere definito come «attività di impresa» la quale invece «prevede un rischio che in questa circostanza non è esistito».

Commenti