"Le tasse troppo alte sono fuorilegge"

La Corte Costituzionale ha bocciato la tassa che era stata voluta dal governo Letta, ritenendola "abnorme e irragionevole". La sentenza può aprire un buco da 100 milioni di euro nei conti pubblici

"Le tasse troppo alte sono fuorilegge"

Roma - La tassa del 58% sulle sigarette elettroniche è «abnorme e incostituzionale». La Consulta, dopo il pronunciamento sul blocco della rivalutazione delle pensioni, colpisce ancora. Questa volta la Corte costituzionale imbraccia l'artiglieria pesante e boccia senza mezzi termini il regime fiscale imposto dal governo Letta su un settore che nel corso degli ultimi 16 mesi ha sofferto in maniera pesante, rischiando di essere estromesso dal mercato.

La sentenza - di cui era relatore Giuliano Amato - perora un principio di ragionevolezza fiscale e crea un precedente importante, sottolineando «il limite della manifesta irragionevolezza» nell'imposizione fiscale. I giudici spiegano, infatti, come la discrezionalità tributaria incontri dei limiti: le tasse sulle sigarette trovano «giustificazione nel disfavore nei confronti di un bene riconosciuto come gravemente nocivo per la salute», ma «tale presupposto non è ravvisabile in relazione al commercio di prodotti contenenti “altre sostanze”» diverse dalla nicotina.

La disposizione impugnata è stata introdotta dal decreto legge 76 del giugno 2013 che stabiliva che a decorrere dal primo gennaio 2014 «i prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonché i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio sono assoggettati ad imposta di consumo nella misura pari al 58,5% del prezzo di vendita al pubblico».

La norma è stata prima impugnata di fronte al Tar. Il Tar ha sospeso il giudizio e inviato gli atti alla Consulta. La Corte adesso individua come ragione della norma l'esigenza fiscale di recuperare entrate erose dalla diffusione delle sigarette elettroniche. Ma «anche in materia tributaria il principio della discrezionalità e dell'insindacabilità delle opzioni legislative incontra il limite della manifesta irragionevolezza». Inoltre secondo i giudici l'imposta viola l'articolo 3 della Costituzione, perché «assoggetta a un'aliquota unica e indifferenziata una serie eterogenea di sostanze, non contenenti nicotina, e di beni, aventi uso promiscuo» e, dunque, «appare del tutto irragionevole l'estensione del regime amministrativo e tributario proprio dei tabacchi anche al commercio di liquidi aromatizzati e di dispositivi per il relativo consumo, i quali non possono essere considerati succedanei del tabacco». Insomma l'imposta-monstre è stata applicata in maniera estensiva e ingiustificata su prodotti non di nicotina.

La decisione - che potrebbe avere ricadute per circa 117 milioni sui conti pubblici - viene salutata con «grande soddisfazione» da Massimiliano Mancini, presidente di Anafe-Confindustria, e Massimiliano Federici, presidente di Fiesel-Confesercenti. «Speriamo – dicono - che questa sentenza ponga fine a quella che di fatto è stata una persecuzione perpetrata contro le e-cig, non interrotta nemmeno dalla legge attualmente vigente, che, nonostante rimanga al momento in vigore, ripropone alcuni degli stessi profili di incostituzionalità della precedente, come una nuova tassazione ancora più vessatoria a carico di aziende e negozi, e l'assurda equiparazione – attraverso un'improbabile e arbitraria equivalenza - ai prodotti del tabacco di vecchia (le sigarette) e nuova generazione (il cosiddetto “tabacco riscaldato”). Scelte che stanno causando danni alle aziende, perdita di posti di lavoro e un ulteriore buco nelle casse dello Stato. Speriamo di non dover ripetere ancora una volta “l'avevamo detto”».

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