Tav, giustizia, espulsioni. I nodi di Conte leader 5S

Ma i sondaggi premiano l'ex premier: con lui il Movimento è al 22%. Grana ricorsi dei ribelli

Tav, giustizia, espulsioni. I nodi di Conte leader 5S

Circolano tante definizioni a proposito del M5s del futuro. Le alchimie più diverse. Liberale e moderato (copyright Luigi Di Maio), ambientalista, progressista, di centrosinistra. Ma anche «aperto alla società civile», come da nota diffusa ieri dal Movimento dopo l'incontro all'Hotel Forum a Roma. Nomenclatura a parte, come sarà davvero il partito di Giuseppe Conte? Quelle che contano saranno le scelte dell'ex premier sui temi divisivi, le poche battaglie identitarie ancora in piedi, i nodi su cui i Cinque Stelle non hanno mai avuto una posizione chiara. E poi il linguaggio: tocca capire come si adatterà la lingua felpata e melliflua di Conte a un partito che è stato pur sempre generato da un Vaffa. A proposito dell'avvocato Conte viene in mente subito la giustizia. L'agguato di Fratelli d'Italia alla Camera sulla riforma della prescrizione di Alfonso Bonafede è stato sventato una settimana fa solo grazie all'astensione di Lega, Forza Italia e Italia Viva. Ma si tratta di un tema su cui la maggioranza è spaccata. Un nodo che divide anche lo stesso Pd. La giustizia è stata proprio il casus belli che ha determinato la caduta del Conte bis. Conte non ha mai ecceduto nei toni manettari, come invece continuano a fare i suoi nuovi compagni di partito.

E cosa fare con le trivelle? Il M5s alla fine dell'anno scorso aveva tentato, con un blitz nel decreto Milleproroghe, di prolungare la moratoria, in scadenza ad agosto prossimo, sui nuovi permessi di ricerca di idrocarburi in mare. Fallito l'inserimento della norma nel decreto omnibus, l'ex ministro M5s dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli aveva promesso di bloccare di nuovo tutto con un provvedimento da fare nei primi mesi del 2021. Ma ora al Mise c'è il leghista Giancarlo Giorgetti. Così le trivelle diventano un'altra prova da affrontare per il Conte leader politico. Che dovrà decidere se soffiare sul fuoco di un tema sensibile, mettendo in difficoltà Mario Draghi, oppure glissare. La poltrona di leader grillino non è comoda. Anche perché sono sempre presenti gli strascichi della storica battaglia No-Tav. Il Movimento e Conte hanno dato di fatto il via libera all'opera, ma si registrano episodi di ostruzionismo. Come quello accaduto a ridosso di Natale. Quando i grillini in commissione Trasporti a Montecitorio hanno votato contro lo schema di Contratto di programma per la Torino-Lione. A Conte toccherà prendere posizione sull'immigrazione, tema ambiguo e divisivo per il M5s. Bisognerà anche chiarire i rapporti con la Cina, far fare ai Cinque Stelle una netta scelta di politica estera. E, a livello interno, sciogliere il nodo dei due mandati.

Intanto Conte studia il suo programma e sorride ai sondaggi: con lui alla guida, il M5s crescerebbe fino al 22% a un soffio dalla Lega (22,3%) e drenando consensi soprattutto al Pd. Balena l'ipotesi di creare una nuova associazione e cambiare nome e simbolo. Su Rousseau sono comparse le istruzioni su come candidarsi nel comitato direttivo. In settimana dovrebbe esserci un faccia a faccia tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Si temono problemi legali sui 40 espulsi per il no a Draghi. Il nuovo leader potrebbe trovarsi sommerso dalle cause. Perciò Grillo a breve potrebbe offrire ai ribelli l'opportunità di rientrare. Gli espulsi eccellenti come Nicola Morra e Barbara Lezzi sono pronti a tornare, mentre chi ha aderito alla componente «L'Alternativa c'è» rifiuterà l'offerta. E c'è il rebus del gruppo in Europa. La maggioranza degli europarlamentari vorrebbe entrare nel Pse. Ma anche su questo punto il partito è diviso tra gli «autonomisti» alla Di Maio e chi, come Conte, vuole collocarsi nel centrosinistra.

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