"Non ho agevolato nessuno e non conosco i Sempio": si difende così, sentito a verbale come teste in Procura a Pavia lo scorso 17 novembre il carabiniere ora in pensione Silvio Sapone. Al centro dell'audizione davanti al pm Chiara Bonfadini ci sono le quattro telefonate del militare a Andrea Sempio, senza risposta, del 21 gennaio 2017.
Sapone è stato convocato nella nuova indagine su Garlasco, che vede Sempio indagato per l'omicidio di Chiara Poggi. "Perché fece quelle chiamate?", è la domanda. Risposta: "Si pensava di sentire Sempio a verbale e l'ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare". Il pm gli fa notare che "l'invito a comparire viene fatto il 18 febbraio, mentre le telefonate sono del 21 gennaio" e chiede che motivo ci fosse di chiamarlo già a gennaio. "Perché - dice il carabiniere - dovevamo chiamarlo per sentirlo. Poi lui mi ha richiamato il giorno dopo. Posso averlo chiamato per sapere che telefono usava a fini investigativi". Al teste viene anche evidenziato di avere mutato versione, perché il 26 settembre 2025 aveva detto di non avere avuto contatti con Sempio. "Erano le 6 del mattino, ero stressato". Il sospetto degli inquirenti è che Sapone abbia chiamato l'indagato per agevolarlo. "Sabato mattina l'ha chiamato quattro volte col cellulare e 12 con l'utenza dell'ufficio", insistono gli inquirenti. "Col cellulare l'ho chiamato io, l'utenza dalla mia scrivania può averla usato qualcun altro. Non scarico su nessuno, quel giorno Sempio non mi ha risposto mentre il giorno dopo quando mi ha richiamato sapeva di essere già sotto indagine. Furono i magistrati che mi avevano detto di farlo venire per sentirlo. Dopo avere tentato di chiamarlo quel sabato mattina, hanno deciso di non sentire più Sempio". Il 22 gennaio è Sempio a contattare Sapone: "Io ho tergiversato, l'ho tranquillizzato perché era preoccupato della questione, aveva letto sul giornale". Ancora: "Quando sono state trascritte le intercettazioni dell'epoca risulta che Sempio abbia parlato, quindi non c'è stato alcun aiuto". Infine: "Sempio sapeva già le domande? È impossibile, perché le domande le facevano i pm".
Mentre per i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, è "importante" il dettaglio che una ventina di giorni dopo aver saputo di essere di nuovo indagato e sei giorni dopo che la notizia si era diffusa, Sempio in una della sue prime interviste avrebbe tentennato, esitando nel rispondere a una cronista su quale fosse il suo "alibi". Infine sulla nuova ricostruzione del delitto interviene Dario Redaelli, esperto di analisi della scena del crimine e consulente dei Poggi.
L'esperto contesta la ricostruzione della Procura e sottolinea come una semplice foto delle scale della cantina, per giunta scattata il giorno dopo l'omicidio e il via vai sulla scena, non è sufficiente a sostenere che il corpo di Chiara sia stato spinto fino al quarto gradino (e non gettato), dove l'assassino l'avrebbe colpita a morte. Anche perché sugli scalini non c'erano impronte di scarpe.