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"Tempismo perfetto senza fatti né prove. La colpa? La lotta per il referendum"

Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè non è indagato: "Intercettazioni di 5 anni fa"

"Tempismo perfetto senza fatti né prove. La colpa? La lotta per il referendum"
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Sorpreso, amareggiato, arrabbiato, ma come sempre deciso a ribattere colpo su colpo agli attacchi che gli vengono portati. Dopo la campagna referendaria che lo ha visto impegnato in prima linea in molti confronti televisivi - confronti che si è sempre largamente aggiudicato grazie a una chirurgica preparazione in materia di giustizia - il vicepresidente della Camera ed esponente di Forza Italia Giorgio Mulè si ritrova da non indagato a dover fare i conti con accostamenti infamanti.

Presidente Mulè, il suo nome compare nelle intercettazioni di un pentito che cinque anni fa sosterrebbe di aver parlato con lei. Una circostanza che finisce in prima pagina senza che lei sia nemmeno indagato. Ha idea di chi sia questa persona?

"Non ho idea di chi sia Gioacchino Amico, né penso che questa circostanza fosse di interesse della Procura di Milano dal momento che l'intercettazione di cui parla il Fatto Quotidiano, risalirebbe addirittura al marzo di cinque anni fa. Eppure me la ritrovo oggi come elemento di raccordo per una nuova inchiesta dopo il pentimento di questo signore. Vede, quando si parla di giustizia non si dovrebbero dare interpretazioni ma si dovrebbe agire nel solco di fatti e di prove. Qui mancano i fatti e non ci sono le prove. C'è soltanto una grande pozzanghera di fango nella quale qualcuno ha infilato i piedi buttando gli schizzi su di me. Non c'è nulla da capire, se non lo straordinario tempismo di questa vicenda".

Lei parla di "registro degli infangati". Ossia?

"Il registro degli infangati è quello parallelo a quello degli indagati. Riguarda persone che non indagate, neppure ascoltate come testimoni che però subiscono il cosiddetto trattamento e cioè quello dei mascariati, quello delle persone che vengono colpite dalle dicerie dell'untore di turno. Si tratta di una colonna dell'infamia perché a ingrossare questo registro ci sono cittadini spesso inermi. Nel mio caso è diverso avendo io spalle larghe, storia personale e condizione presente che mi consentono di rispondere a tutto questo".

Come spiega il fatto che un'intercettazione ritenuta irrilevante per anni riemerga proprio ora?

"Sull'interpretazione io alzo le mani e rimetto all'intelligenza di chiunque il compito di unire i puntini. Mi sono battuto come un leone durante la battaglia referendaria, sfidando in campo aperto magistrati a ogni latitudine. È chiaro che io abbia attirato su di me parecchie antipatie, per usare un eufemismo. Non voglio credere che nessuno nel caso della Procura di Milano abbia utilizzato questa porcheria per colpire me. Credo che siamo di fronte a qualcosa di diverso, a quel famoso cortocircuito mediatico-giudiziario che ha fatto sì che partisse lo schizzo di fango".

Che tipo di iniziative intende intraprendere?

"Sto valutando con i miei avvocati dal punto di vista procedurale e dal punto di vista della difesa della mia reputazione quali iniziative prendere. Da quando sono in politica sono stato costretto a intraprendere varie azioni di risarcimento civile a fronte di attacchi infondati e purtroppo, lo dico per la categoria dei giornalisti, ho vinto tutte le cause che ho intentato, una delle quali appena passate in giudicato proprio contro l'editore del Fatto".

Quali garanzie concrete bisognerebbe introdurre per cambiare il sistema ed evitare che cittadini non coinvolti in indagini vengano esposti mediaticamente in questo modo?

"L'incapacità degli uffici giudiziari di assicurare riservatezza nei confronti degli indagati, come prevede la Costituzione, è sotto gli occhi di tutti. Succede perché c'è una impunità di fondo dei magistrati che non pagano mai per la fuga di notizie e per la rivelazione del segreto istruttorio. Cito per tutti il recente caso che riguarda la Procura di Roma da me denunciata per rivelazione del segreto d'ufficio riguardo a una inchiesta nella quale è uscito il mio nome, pur essendo io totalmente estraneo. Sarebbe sufficiente che i capi degli uffici della procura fossero responsabilizzati nel senso di rispondere dei reati commessi all'interno del proprio ufficio così come avviene per i direttori dei giornali o per i comandanti delle Forze Armate.

I capi degli uffici giudiziari invece sono sollevati da qualsiasi responsabilità per cui si continua a credere che una cicogna, una gazza ladra o un passerotto portino notizie all'esterno. Purtroppo è quel sistema che non si è voluto cambiare anche con la riforma dell'ordinamento giudiziario che avrebbe davvero dato una svolta a questo Paese".

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