Tessuti eco e pellicce vegane La moda vende cara la pelle

Scervino incanta con lurex e stampe virtuose, frange e lusso da Bottega Veneta, Ferragamo e Borbonese

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«Venderemo cara la pelle» dicono gli addetti ai lavori della moda commentando tra una sfilata e l'altra le notizie sul coronavirus. Non si sa bene se ridere o piangere perché nel frattempo il Sindaco Sala invita i milanesi a evitare la convivialità ma chi segue la Milano Fashion Week passa almeno 10 ore al giorno in mezzo a centinaia di persone che spesso si detestano eppure si baciano sempre come se fossero best friend. Inoltre ieri hanno sfilato marchi come Bottega Veneta, Ferragamo e Borbonese nati nel mondo della pelletteria e noti per i loro prezzi non propriamente popolari.

«Noi usiamo solo ecopelle e pelliccia vegana, ma questi nuovi materiali sono perfino più cari: devono essere di eccelsa qualità per dare lo stesso risultato» dice Ermanno Scervino poco prima di far sfilare una pazzesca collezione basata proprio sulla rielaborazione virtuosa della materia. Ci sono per esempio due cappotti di rara bellezza che sembrano pellicce in cavallino con stampe in un caso ocelot e nell'altro leopardo. In realtà si tratta di un tessuto double di lana incredibilmente bello. Strepitosi anche i lunghi bermuda in ecopelle nera sotto a un sublime pullover di maglia dello stesso colore ma con ricami dal vago sapore etnico in lana bianca. Tutto ha un certo non so che di maschile sotto a diversi strati di frivolezza femminile: filo di lurex dorato sul principe di Galles o sui quadretti a bastoncino e una cascata di cristalli sulla grisaglia o sul mohair grigio antracite. Da Ferragamo si torna alla vera pelle, la più bella che si possa immaginare, nell'interessante collezione creata dal designer britannico Paul Andrew sui sette archetipi della femminilità secondo Jung. Estia, Demetra, Era, Atena, Artemide, Persefone e Afrodite diventano donne di oggi (lui cita ad esempio Sharon Stone, Wanda Ferragamo, Nancy Pelosi, Oprah Winfrey e Michelle Obama) grazie al bellissimo cappotto in nappa grigio perla con sciarpa-mantella incorporata, con il nuovo modello di stivale mutuato dalla storica scarpa Vara oppure per via dei formidabili abiti a colonna attraversati da innumerevoli catenelle dorate.

Un gran bel lavoro nel solco di una grande tradizione. Formidabile in tutto e per tutto la sfilata di Bottega Veneta, marchio disegnato dal giovane inglese Daniel Lee definito da Vogue UK «The Quiet Radical», ovvero il silenzioso radicale. Sono passati meno di due anni da quando il nostro eroe ha preso in mano questo storico marchio oggi controllato dal gruppo Kering e da sempre noto per le sue preziosissime borse in pelle intrecciata a mano come un cestino di paglia. Eppure in così poco tempo Mr Lee ha cambiato i connotati al brand con notevole successo di critica e di pubblico. Stavolta ad esempio usa la maglia perfino sulle borse e con effetti speciali che prima avevamo visto solo sulle passerelle di Alaia che in questo campo era un drago. I due tailleur in maglia verde cedro o rosso ciliegia con la lunga gonna piena di frange gigantesche che danzano sotto al chilometrico cardigan in tinta, sono nel loro piccolo dei capolavori. Lo stesso si può dire del trench con le maniche a botticella e dei primi lineari cappotti neri. La pelle non manca, ma non è più la sola cosa di cui parlare. Anche da Borbonese, brand nato a Torino nel 1910 e prediletto dall'alta borghesia del '900, lo stile è affidato a Dorian Tarantini, un ragazzo pieno di talento nato a Torino e con un senso musicale del bello. Le sue sciarpe tagliate come cappotti sono tra le cose più interessanti viste in questa tornata di sfilate per il prossimo inverno.

Molto belle anche le mille versioni di una borsa d'archivio chiamata B110 tra cui una in pelle stampata come una tappezzeria a fiori sul giallo. Tutta diversa ma deliziosa la seconda collezione MSGM disegnata da Massimo Giorgetti con l'aiuto di Dario Argento. Le locandine dei film diventano stampe nascoste però sotto agli abiti in pizzo da brava bambina cui fanno da contraltare i sofisticati cappotti a mantella. Divertente l'abito da sera con mille gatti neri su fondo fuxia. Da Philosophy Lorenzo Serafini ha una bella idea stravolta da un pessimo lavoro di styling. Se parti da Patty Pravo e dagli anni '70 non puoi arrivare a Biba e alla swinging London. Carinissimi in compenso i pantaloni celesti in pelle laserata che sembra pitone sotto alla blusa vittoriana e al blazer tagliato benissimo.

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