Guerra in Ucraina

Tetto al petrolio russo, da domani Europa a secco. Il Cremlino: "Non accetteremo mai il price cap"

Bruxelles: "Stop al 94% delle forniture". Gli Usa: "Effetti immediati su Putin"

Tetto al petrolio russo, da domani Europa a secco. Il Cremlino: "Non accetteremo mai il price cap"

L'occidente sfida la Russia sul prezzo del petrolio per affossare la sua economia, ma il Cremlino reagisce rifiutando il ricatto. «Non accetteremo questo massimale», taglia corto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. I ventisette Paesi dell'Ue, oltre agli altri membri del G7 e all'Australia, e pare anche a numerosi Paesi asiatici che in modo informale hanno annunciato di voler aderire, hanno stabilito che non pagheranno un barile di petrolio russo più di 60 dollari. Una cifra inferiore al listino attuale (65 dollari al barile) ma il doppio di quello che l'Ucraina avrebbe voluto. «Purtroppo, la decisione presa sul price cap per il petrolio russo non è seria - dice deluso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky -. Il mondo non può osare disarmarlo veramente dal punto di vista energetico. Questa è una posizione debole, ed è solo una questione di tempo prima che si debbano comunque applicare strumenti più forti». Zelensky avrebbe voluto un tetto fissato a 30 dollari, mentre a 60 «il bilancio russo riceverà circa 100 miliardi di dollari all'anno, soldi che andrà non solo alla guerra» ma anche «all'ulteriore sponsorizzazione da parte della Russia di altri regimi e organizzazioni terroristiche» a «un'ulteriore destabilizzazione proprio di quei Paesi che ora stanno cercando di evitare decisioni serie». Il segretario al Tesoro di Washington, Janet Yellen, ritiene invece la misura perfettamente adeguata a ridurre «immediatamente la più importante fonte di entrate di Putin per finanziare la sua brutale invasione».

Domani, oltre al price cap, entrerà in vigore anche l'embargo europeo all'acquisto del petrolio greggio russo, e stando alle stime della Commissione circa il 94 per cento del greggio di Mosca destinato all'Europa sarà bloccato mentre il 5 febbraio toccherà ai prodotti petroliferi raffinati. «La Russia - dicono fonti da Bruxelles - dipende dai servizi vari legati al G7 plus, come trasporto, assicurazioni o finanziamenti, per muovere un milione di barili al giorno: sarà difficile per loro trovare alternative nel breve-medio termine».

Mosca da parte sua si dice convinta che «nonostante l'accordo degli Usa con i suoi partner sul tetto al prezzo del petrolio russo, siamo certi che il nostro greggio continuerà ad essere richiesto», come scrive su Telegram l'ambasciata russa negli Stati Uniti. E secondo quanto scrive il Financial Times Mosca starebbe allestendo una «flotta ombra» per trasportare il petrolio che prima veniva venduto in Europa verrà inviato a nuovi acquirenti in Asia.

Come al solito pittoresca la reazione dell'ex presidente russo Dmitry Medvedev, megafono delle peggiori nefandezze putiniane, che per preconizzare un futuro congelato per gli europei, arriva a citare ol film Shining di Stanley Kubrick, postando un fotogramma del thriller in cui si vede Jack Nicholson trasformato in un ghiacciolo. Paradosso ma nemmeno tanto visto che proprio ieri il presidente francese Emmanuel Macron, intervistato da una tv americana al termine del suo viaggio negli States, ha definito «poco probabile», senza però escluderla del tutto, l'ipotesi di blackout invernali in Francia. In ogni caso, se il governo dovesse «tagliare per qualche ora l'elettricità», quello che serve è «responsabilità» e soprattutto «niente panico». Facile a dirsi.

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