Tik Tok chiuso un mese. Gli organi di Antonella salveranno tre bambini

Il Garante blocca il social ai minorenni fino al 15 febbraio. I genitori autorizzano l'espianto

Tik Tok chiuso un mese. Gli organi di Antonella salveranno tre bambini

Antonella, 10 anni, ci ha lasciato, consentendo però a tre bambine come lei di rimanere con noi. I suoi genitori, quando giovedì sera hanno ricevuto dai medici il responso che mai avrebbero voluto sentire, si sono inginocchiati: «Gli organi di nostra figlia salveranno altre vite». Poi solo lacrime e silenzio. Anche i camici bianchi che fino all'ultimo hanno tentato di salvare Antonella si sono sciolti nell'abbraccio con una mamma e un papà che meritano affetto e vicinanza. Nessuno si permetta di accusarli di nulla. Perché, loro, non sono colpevoli di nulla. Piegati da un dolore che non li abbandonerà mai. Impossibile rassegnarsi alla morte di una figlia, vittima innocente di qualcosa di mostruoso: sicuramente incomprensibile per una bambina, ma arduo da comprendere pure per noi adulti. Un «gioco» che su TikTok (dietro i nomi più allegri possono celarsi le storie più tristi) ti spinge a stringerti una cintura attorno al collo e a «resistere il più possibile senza respirare». Una competizione, una gara, una «challenge»; con un «blackout» che ha il colore nero della morte. Un cortocircuito che ha spento per sempre la luce che Antonella aveva in occhi bellissimi: due fari sparati nelle tenebre della cattiveria umana. Antonella non sapeva (a 10 anni sono tante le cose che ancora non si sanno) che quella sfida estrema era una trappola senza uscita. Antonella chiusa in bagno, davanti allo specchio, col cellulare stretto nella mano. A riprendere una scena da incubo. Il virtualmente che diventa reale. E lei che perde i sensi. Quando la soccorrono ormai il suo cuore è fermo da troppo tempo. La corsa in ospedale è inutile. «Decesso per asfissia». Palermo diventa lo scenario di una tragedia che deve farci interrogare. Peccato che il dramma di Antonella ci sbatta in faccia domande cui è difficile trovare risposte. Carla Garlatti, Garante per l'infanzia e l'adolescenza ci prova: «Dobbiamo far capire ai più giovani che la vita reale non va sovrapposta o confusa con quella digitale». Peccato però che questa «sovrapposizione» sia oggi - di fatto - inevitabile, considerato che la quotidianità di tutti (nel lavoro, nella socialità, nella comunicazione) è null'altro che un perdurante impasto tra «vita reale» e «vita digitale»: la barriera è infatti caduta, perché siamo in costante collegamento «on life», evoluzione del «vecchio» collegamento «on line». E il meccanismo è ormai irreversibile. Inutile reclamare una anacronistica «censura-web»: ciò vale per gli adulti, ma a maggior ragione per i giovani. Questo non significa abdicare alle regola. La rete non può trasformarsi in giungla, anche se in parte lo è già. Ma, più che proclami, servono percorsi di «educazione digitale» che coinvolgano scuola e famiglie. Demonizzare i «telefonini» può metterci a posto con la coscienza, ma serve altro. La storia, la tecnologia, il progresso, vanno avanti; la Garante Garlatti sembra invece aver parcheggiato la macchina del tempo: «Non possiamo impedire ai minori di utilizzare internet e i social. Famiglia e scuola devono vigilare, dare l'esempio. Niente smartphone in classe».

Intanto un altro Garante (quello per la protezione dei dati personali) ha disposto fino al 15 febbraio nei confronti di TikTok «il blocco immediato dell'uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l'età anagrafica». Basterà per evitare drammi come quello di Antonella?

Oggi verrà eseguita l'autopsia sul corpo della bambina. La magistratura ha sequestrato il telefonino e indaga contro ignoti per istigazione al suicidio. Rene, fegato e pancreas di Antonella in queste ore salveranno la vita di tre piccoli malati. E questa è l'unica bella notizia di una storia che più brutta non si può.

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