In tilt i numeri di emergenza Morti (e polemiche) in Francia

Guasto a un router della compagnia Orange: ospedali, pompieri e polizia "muti". Scuse ufficiali del governo

In tilt i numeri di emergenza Morti (e polemiche) in Francia

Un gigantesco guasto simultaneo piega la Francia per una notte intera. Numeri di emergenza e di polizia, ma soprattutto di pronto soccorso ospedaliero, fuori uso. Linee fisse crollate per una quindicina di ore. Un caos costato la vita ad almeno un uomo. È stato il ministro dell'Interno Gérald Darmanin a ripercorrere il malfunzionamento che ha messo in ginocchio il Paese e i suoi fiori all'occhiello: quel pronto intervento diffuso a cui fino a ieri mattina è stato quasi impossibile far riferimento.

Ambulanze, pompieri, polizie. Tutto fermo per un tilt riconducibile alla compagnia telefonica Orange. Così per una notte, e ancora fino a mezzogiorno di ieri in alcune zone dell'Esagono, la quasi totalità della Francia è stata indebolita da una tecnologia apparentemente impazzita. Per tamponare il caos, e cercare di dar sfogo alle chiamate d'emergenza impossibili, lo Stato fa inedito ricorso alla pubblicazione, sui social, di numeri telefonici per esteso: quelli da cui, da una città o da un paese, da nord a sud, si poteva chiamare l'ospedale più vicino; digitando una sequenza di dieci tasti, anziché automaticamente rimandati ai presìdi più prossimi col «solo» 15 (urgenza medica), 17 (polizia), 18 (pompieri), 112 (numero di emergenza unico europeo). Una toppa quasi peggio del buco.

«Erano le 16,45 e tutti i Samu (il pronto soccorso) hanno iniziato ad avere problemi al centralino», racconta all'Afp François Braun, del sindacato ospedaliero. «Le chiamate non arrivavano, la linea cadeva. Pochi minuti e abbiamo scoperto che quasi tutti i dipartimenti erano stati colpiti». Passano le ore e lo sconcerto arriva all'Eliseo. Emmanuel Macron fa trapelare d'essere «molto preoccupato». E non esclude un cyber-attacco. Solo verso le 21 la compagnia Orange fa sapere d'aver scovato il problema, invitando a ricomporre i numeri da cellulare. Nel frattempo il ministro della Salute Olivier Véran evoca «da 3 a 4 decessi». Due per arresto cardiaco. Presto per stabilire un collegamento tra il blackout e le morti registrate nel periodo di «buio» telefonico. Il premier Jean Castex, furioso, annuncia un'inchiesta governativa: «Malfunzionamento grave». Ieri la prima quadra. Il ministro Darmanin, rientrato a Parigi d'urgenza, convoca il presidente e Ceo di Orange, trincerato dietro la difficoltà di far «coesistere» diverse tecnologie. «La Voip (che via Internet indirizza le chiamate al centro di soccorso più vicino) è fragile», dice Stéphane Crozier, del sindacato Cfe-Cgc di Orange. Per Macron, bisogna «capire tecnicamente cosa sia successo e trarne le conseguenze». Guasto tecnico, come quello che colpì l'operatore belga Proximus a inizio anno mandando in panne i numeri di emergenza in Belgio? O inefficienza dei vecchi router? Polemica inevitabile, specie quando Darmanin collega il primo decesso al blackout nazionale, un uomo di 63 anni morto nel pronto soccorso di Vannes (Bretagna): «Non è stato in grado di raggiungere i servizi di emergenza in tempo». Aperta un'indagine amministrativa e un'inchiesta della procura, che conta 5 chiamate a vuoto. Poteva salvarsi. Poi altri 4 casi: due alla Réunion, dove cittadini colti da malore «hanno cercato i soccorsi senza risposta»; un bimbo in Vandea, morto per insufficienza respiratoria, e una donna di 54 anni. «L'interruzione dei numeri utili è grave, dobbiamo riformare il nostro sistema di allerta», tuonano le sigle dei vigili del fuoco. Anche perché ieri è tornata la linea ma pure la paura del terrorismo. L'aeroporto di Parigi viene sigillato quando sul volo proveniente da N'Djamena (Ciad) scatta un allarme bomba. In serata emergono altre falle al sistema centrale Orange. In avaria anche altri 5 siti destinati a garantire continuità del servizio. Un bug era nell'aria, visto che a fine maggio l'Assemblée ha votato per sperimentare un nuovo sistema di chiamate d'emergenza. Orange si è scusata parlando di problema tecnico a un router. «Non un errore umano ma di programmazione, di software», spiega Stéphane Richard, patron della compagnia.

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