Toghe promosse e bocciate: le pagelle del dossier Amara

Di Matteo ha scoperchiato il caso che Davigo aveva "gestito" in altro modo. Greco non ne sta uscendo bene

Toghe promosse e bocciate: le pagelle del dossier Amara

Arrivato al decimo giorno senza accennare a placarsi, il ciclone che ha investito la magistratura intorno ai verbali dell'avvocato Pietro Amara e alle sue inquietanti rivelazioni sulla presunta «Loggia Ungheria» consente di tirare un primo bilancio sulle performance dei principali protagonisti.

ANTONINO DI MATTEO

Il pm antimafia di Palermo, entrato nel Csm come seguace di Piercamillo Davigo e della sua neonata corrente, se ne smarca per tempo. Il 28 aprile è lui, rivelando al plenum del Csm di avere ricevuto in busta anonima copia dei verbali, a portare alla luce per la prima volta il gigantesco pasticcio.

VOTO 7,5

PIERCAMILLO DAVIGO

Ne fa di tutti i colori: accetta di incontrare il pm milanese Paolo Storari, che evidentemente si fida di lui, accetta di ricevere le brutte copie dei verbali segretati, ma appena possibile scarica il giovane collega. Lascia i verbali da qualche parte dove la sua segretaria può farne copia. E quando salta fuori la vicenda dice che i verbali lui poteva riceverli. Per strada e in copia non firmata?

VOTO 4

PAOLO STORARI

Solo una sorta di raptus può spiegare la mossa di portare i verbali a Davigo, commettendo un reato e un illecito che potrebbero costargli la carriera. Ma il movente è limpido: Storari si indigna perché vede che l'indagine sui verbali di Amara viene tenuta a mollo dai suoi capi, e non vede altra strada per sbloccare la situazione. È brutto dirlo, ma ha funzionato.

VOTO 7

FRANCESCO GRECO

«Sono rattristato»: il capo della Procura di Milano confida così il suo stato d'animo dopo quattro giorni di tempesta sul suo ufficio. Dopo 44 anni di carriera, non era questa la conclusione che aveva sognato: comunque vada, a novembre lascerà una procura divisa al suo interno e con una immagine esterna devastata. Prima o poi forse spiegherà i motivi del lungo sonno dell'indagine su Amara. Per ora l'unica attenuante che gli va riconosciuta è avere cercato di evitare che i veleni del «pentito» investissero persone per bene. Ma allora ci voleva più polso.

VOTO 6-

SEBASTIANO ARDITA

Anche lui, come Di Matteo, entra al Consiglio superiore nella corrente di Davigo: ma ancora prima del collega palermitano entra in rotta di collisione con il leader. I due si tolgono il saluto quando il caso Palamara investe il Csm. E quando entrambi vengono interrogati nel processo contro Palamara, Ardita smentisce platealmente Davigo: anche lui, dice, sapeva che il pm romano Stefano Fava intendeva presentare l'esposto al Csm contro il procuratore Pignatone. Va a finire che casualmente nei suoi verbali Amara se la prende anche con lui, indicandolo come iscritto alla «Ungheria». Ma è così inverosimile che non ci crede nessuno.

VOTO 7

FABIO DE PASQUALE

È il convitato di pietra di questa vicenda: è lui a condurre il processo Eni, è lui a ricevere i verbali di Amara che infangano il giudice che lo sta celebrando, è lui a cercare invano di farli entrare nel processo. Da lì inizia l'ira funesta di Storari. Ma De Pasquale ottiene che Greco lo difenda pubblicamente, quando l'assoluzione degli imputati lo fa finire nel mirino delle critiche. E adesso che volano gli stracci, se ne sta saggiamente defilato.

VOTO 8

PIETRO AMARA

Un fuoriclasse: scoperto a corrompere giudici e a pilotare sentenze, riesce a non finire in carcere trasformandosi in gola profonda. Sparge veleni con oculatezza, secondo un disegno che solo lui conosce. Ma che gli riesce in pieno.

VOTO 10