Basta con questa politica che vuole governare la magistratura. Lo dicono pm e giudici che vanno in giro per l'Italia a dire No alla separazione delle carriere, facendo convegni e manifestazioni con il loro nome ben stampato sui manifesti affianco ai simboli di partito. Pd e M5s sono partiti "più uguali degli altri" con cui accompagnarsi per contrastare il disegno dell'esecutivo di assoggettare alla politica le toghe, nel solco del doppiopesismo togliattiano duro a morire. E così da Nord a Sud ci sono magistrati che non temono di essere accostati alla politica da cui pretendono di star lontani.
L'altro giorno a San Benedetto del Tronto i due procuratori capo di Ascoli Piceno e Teramo Umberto Monti e Ettore Picardi hanno discusso del rapporto malato tra politica e magistratura che verrebbe fuori con la vittoria del Sì in un partecipato convegno a San Benedetto del Tronto assieme ai parlamentari M5s Roberto Cataldi e Giorgio Fede e ai big grillini della Regione Elena Russo e Maria Franca Roselli. Tra "tutto quello che non ti hanno detto sulla separazione delle carriere", era lo slogan sotto il logo M5s e del comitato Giusto dire No dell'Anm, non sappiamo se si è parlato delle porte girevoli tra aule di tribunale e aule parlamentari come quelle che hanno portato alle Camere con Giuseppe Conte ex pm come Federico Cafiero de Raho o Roberto Scarpinato, per tacere del consigliere togato al Csm Michele Papa.
All'uomo della strada che si chiede cosa cambierebbe con la riforma della giustizia, che messaggio arriva dalle Marche? Che due procuratori capo si accompagnano a un partito sul quale tecnicamente potrebbero essere chiamati a indagare per milioni di motivi, a discutere di giustizia con due parlamentari che nella loro attività politica potrebbero aver commesso o commetteranno dei reati: è il teorema di un altro amico dei grillini, Piercamillo Davigo, secondo cui "non esistono innocenti ma colpevoli che finora l'hanno fatta franca". Con quale indipendenza potranno mai indagare su esponenti di un partito che in Parlamento e nel Paese difende i loro attuali privilegi? Essere imparziali passa anche dell'apparire tali.
Qualche settimana fa a febbraio il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo Emanuele Marchisio ha partecipato a un evento sponsorizzato dal Pd alla presenza dell'avvocato penalista Federico Pedersoli, responsabile Giustizia del Pd locale. Qualche giorno dopo il giudice del Tribunale di Bergamo Attilio Burti ha partecipato nella sede del Pd assieme al costituzionalista Stefano Rossi a un evento sul No "sponsorizzato" dalla Fondazione Gritti Minetti, che guarda caso tra Brescia e Bergamo ospita molte sedi di Pd e Cgil con contratti d'affitto o in comodato, da Almè a Dalmine, da Osio sotto a Verdello e Villa di Serio. Pd e Cgil che sono insieme all'Anpi nel Comitato del No assieme ad Anpi e Legambiente. Tra Bergamo e Brescia, a quanto risulta al Giornale scorrendo la pagina Facebook del Pd locale, lo stesso Marchisio è intervenuto assieme a sindaci su cui teoricamente sarebbe chiamato a indagare, almeno una volta assieme alla collega Laura Cocucci.
Che ne è della terzietà del giudice se partecipa a un evento
"politico" in un Comune guidato proprio dal dem Giorgio Gori? Se pm e giudici vanno a braccetto ai convegni per il No, qualche dubbio sulla separazione delle carriere - soprattutto tra politica e magistratura - sorge spontaneo.