Touil, Alfano se ne lava le mani: "Spetta alla Tunisia indagare"

Il ministro dopo l'arresto: "Successo di intelligence". Poi, quando la procura lo smentisce, ritratta: "Non compete a me"

Touil, Alfano se ne lava le mani: "Spetta alla Tunisia indagare"

Adesso Angelino Alfano se ne lava le mani. Le implicazioni di Abdel Majid Touil nella mattanza al museo del Bardo non sono per nulla chiare. Anzi. La procura di Milano conferma l'alibi del 22enne marocchino che, sin dal giorno dell'arresto, ha giurato di non essersi mai mosso dall'Italia. Dalla Tunisia, invece, fonti vicine all'inchiesta affibiano al presunto terrorista un ruolo organizzativo. Avrebbe, infatti, aiutato il commando jihadista a ottenere le armi usate durante l'attacco. Difficile stabilire la verità, dunque. Per questo il titolare del Viminale si chiama fuori dall'impiccio. Eppure in mattinata, durante l'informativa alla Camera, aveva parlato di "successo investigativo".

Che la vicenda di Touil fosse un brogliaccio lo si è capito sin dall'inizio, da quando cioè l'alibi del marocchino è stato confermato su più fronti. Eppure Alfano ha sempre tirato dritto lodando il Viminale (e, quindi, se stesso) per l'alto lavoro di intelligence. "Terrò fuori gli argomenti da campagna elettorale dalla mia informativa - diceva questa mattina durante l'informativa alla Camera - parliamo dell’arresto di un sospettato di terrorismo, di un successo investigativo, frutto anche della buona cooperazione tra diversi Paesi nella lotta al terrorismo". Gli stessi toni trionfalistici usati ieri nel comunicare l'arresto di Touil. Poi, però, col passare delle ore sono arrivati i distinguo della procura di Milano che ha confermato l'alibi del 22enne smentendo, di fatto, l'intelligence tunisina e lo stesso Alfano che, sempre alla Camera, aveva assicurato che tra il 17 febbraio, quando Touil è sbarcato a Porto Empedocle, e il 19 maggio, quando è stato arrestato, "non sono emerse evidenze della sua presenza sul territorio nazionale".

"Si mettan d’accordo fra di loro - sbotta Matteo Salvini - non faccio l’investigatore non do giudizi. Non cambia nulla nel giudizio politico, lui era clandestino ed era qua, qualunque cosa stesse facendo, poi lascio che i poliziotti facciano i poliziotti". Il problema per il leader della Lega Nord è, ancora una volta, Alfano. Che, anche nell'arresto di Touil, avrebbe dimostrato un'incompetenza senza precedenti. "Sulla richiesta di dimissioni di Alfano non cambia nulla - incalza Salvini - è lui che ieri ha festeggiato la grande cattura, quindi, non aggiungo nulla". A chiedere la testa del ministro dell'Interno, d'altra parte, è tutta l'opposizione. Tanto che lui cerca di schermirsi lavandosene le mani e scaricando la patata bollente su Tunisi: "Abbiamo eseguito un mandato di arresto internazionale sulla base di indagini svolte da un altro Paese con cui abbiamo collaborato ed è lì che va rivolta la domanda". E ancora: "Abbiamo realizzato una cattura non semplice, grazie al buon funzionamento del sistema delle impronti digitali e del sistema di rintraccio di una persona che aveva fornito un’identità falsa. Tutto ciò che è alla base del mandato di arresto internazionale - conclude il titolare del Viminale - non è di competenza italiana".

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