Inchiesta Agnelli, il tribunale: lampante il dolo sull'eredità

É "lampante il fumus commissi delicti", cioè l'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, rispetto all'ipotesi delle dichiarazioni infedeli da parte di Marella Caracciolo Agnelli

Inchiesta Agnelli, il tribunale: lampante il dolo sull'eredità
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È «lampante il fumus commissi delicti», cioè l'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, rispetto all'ipotesi delle dichiarazioni infedeli da parte di Marella Caracciolo Agnelli. Ed è quindi «indubbiamente giustificato» che la procura di Torino ordinasse «la perquisizione con conseguente sequestro» allo scopo di verificare la fondatezza o meno dell'ipotesi indiziaria, ovvero che «l'abituale dimora svizzera» della vedova dell'Avvocato «fosse frutto di simulazione», finalizzata a godere del più favorevole regime fiscale.

La seconda sezione del tribunale del Riesame di Torino, presieduta da Stefano Vitielli, se da un lato ha annullato in parte il decreto di sequestro di febbraio rispetto all'inchiesta sull'eredità Agnelli (i magistrati ne hanno però firmato un altro, a marzo, allo scopo di mantenere la disponibilità dei documenti) dall'altro dà una prima conferma dell'impianto accusatorio per lo meno rispetto alla parte sulla presunta frode fiscale per il mancato versamento dell'Irpef da parte della vedova dell'Avvocato negli anni 2018 e 2019. «Dagli atti in esame è emerso, documentato ed incontestato» che l'anziana ricevesse dalla figlia Margherita «ingenti bonifici periodi mensili (talora accorpanti più mensilità) a titolo di rendita vitalizia». E quindi, argomentano i giudici del Riesame, «una rendita di siffatta natura, compensata da rinunce e non giustificata da fini assistenziali o previdenziali, è pacifico che sia onerosa e quindi assoggettata all'art. 50 del testo unico delle imposte sul reddito in quanto equiparata a retribuzioni lavorative».

Secondo il provvedimento, l'istanza dei difensori che chiedono il dissequestro sulla base della «carenza insanabile di motivazione» è però «in parte fondata».

I giudici parlano di una imputazione «provvisoria, dettagliata ma molto circoscritta» rispetto agli altri episodi citati nel decreto, tra cui le «evidenti anomalie» della Dicembre, la società cassaforte della holding miliardaria degli Agnelli. Ora si attendono le valutazioni della difesa degli indagati.

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