Tutti sottosegretari politici. Sugli 007 decide il premier

Palazzo Chigi lascia mano libera ai partiti ma si riserva di agire su Servizi, fisco ed editoria

Tutti sottosegretari politici. Sugli 007 decide il premier

Da Palazzo Chigi il messaggio è chiaro: «Noi in questi giorni pensiamo solo al dibattito parlamentare e alla fiducia», della squadra dei sottosegretari si occupano i partiti.

Il nuovo premier si tiene lontano dalle beghe che in queste ore dilaniano tutte le forze politiche della maggioranza, al proprio interno e tra loro. Sa che ogni leader deve gestire complicate partite, tra la compensazione di chi è rimasto fuori dal giro buono, quello dei ministeri, e i bilanciamenti tra le correnti, le questioni di genere che scuotono il Pd o il problema di avere propri uomini nei posti chiave, come Salvini che non controlla con uomini suoi alcun dicastero. Poi c'è il caso patologico dei Cinque Stelle, dove i posti di sottogoverno in palio servono innanzitutto a tener buono chi minaccia sfracelli, scissioni e voti contrari. Un pandemonio in cui Draghi non vuol mettere il naso: è il prezzo da pagare alla propria maggioranza per aver gestito in autonomia la tornata dei dicasteri, tenendo sotto il proprio controllo quelli più pesanti.

Ora, assicurano dal governo, il premier deciderà in proprio su una sola delega, che gli spetta per legge: quella ai Servizi segreti, su cui si è consumato uno dei drammi finali del morente governo Conte. «Ma non abbiamo ancora nessuna idea di chi metterà, se la terrà per sè o la affiderà a qualcuno di sua fiducia», dicono dal Copasir, il comitato parlamentare che proprio sui servizi deve vegliare.

È altresì probabile che il presidente del Consiglio voglia avere voce in capitolo su altri due posti delicati da assegnare: il Dipartimento per l'Editoria (per il quale il Pd vorrebbe riconfermare l'uscente Andrea Martella) e quello all'Economia con delega alla riforma fiscale. Il resto se lo vedano i partiti, di qui al prossimo fine settimana.

Il problema principale lo ha la ex maggioranza giallorossa, che in questo giro di tavolo avrà molti meno posti di quanti ne aveva fino ad una settimana fa. I sottosegretari e viceministri saranno in tutto una quarantina, ma stavolta i commensali sono di più visto che in maggioranza sono entrati Forza Italia, Lega e centristi. Pd, grillini, Leu e Italia viva devono quindi accettare molte dolorose rinunce. La suddivisione prevede grosso modo 12 poltrone per M5s,; 7 a Lega, Pd, Fi; 2 Iv; 1 Leu, Più Europa-Azione e Udc. Nel M5s c'è il caos, il «reggente» Crimi vorrebbe una promozione (vice alla Giustizia o addirittura al nuovo ministero per la Transizione ecologica, che gestirà fondi massicci) ma la massa dei parlamentari gli spiana i fucili contro, accusandolo di lavorare solo per la propria autopromozione. Buffagni vuole la Transizione Ecologica, Sibilia gli Interni, Castelli pretende di restare all'Economia (dove il nuovo ministro le cercherà una collocazione dove possa nuocere meno possibile), ma i peones rimasti a bocca asciutta pretendono un turn-over, visto che «uno vale uno» e gli uscenti valgono quel che valgono, e ci sono i «dissidenti» da premiare: aspirano così ad una poltrona qualunque Cioffi, Maiorino, Morra.

Nel Pd il segretario Zingaretti è sotto accusa per aver tagliato fuori le donne, e ora promette loro «almeno il 50%» dei posti. «Il Pd ha dato uno schiaffo alla sua storia: non è una sconfitta delle donne ma del partito», attacca durissima Valeria Fedeli, che chiede una «convocazione urgente» della Direzione, prima che la squadra di sottogoverno venga definita. Molti uscenti maschi rischiano di essere sacrificati: Giorgis alla Giustizia potrebbe essere sostituito con Valeria Valente (mentre da Fi potrebbe arrivare Francesco Paolo Sisto a via Arenula, oltre a Malan agli Esteri e Mandelli alla Salute); Misiani all'Economia è insidiato da Marianna Madia; Roberta Pinotti e Debora Serracchiani sono date in pista per posti di rilievo, e Beatrice Lorenzin di ritorno alla Salute.

Nella Lega, Salvini cerca la rivincita, innanzitutto sul Viminale dove vuole un «suo» uomo come Stefano Candiani a fianco della Lamorgese. Giulia Bongiorno potrebbe finire a via Arenula come vice della Cartabia, Marco Centinaio alla Salute alle costole di Speranza. Per Iv si parla anche di Luigi Marattin al Mef.

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