Dalla tv al Palazzo sempre nel nome di papà Bettino: linea atlantista ma disponibile a dialogare

La neopresidente della "Esteri" del Senato: "L’invio di armi in Ucraina? Aiutare in ogni modo le popolazioni oppresse"

Dalla tv al Palazzo sempre nel nome di papà Bettino: linea atlantista ma disponibile a dialogare

La migliore amica è la nipote di due anni «perché mi somiglia», dice Stefania Craxi, riconoscendo alla piccola l'impronta di famiglia, cioè di suo papà Bettino, al quale tutti dicono che la neo presidente della commissione Esteri del Senato sia simile. Impossibile trovare qualcosa che lei non approvi nella politica estera del padre: «Mi riconosco pienamente nella dottrina Craxi, uomo di pace, difensore del diritto internazionale, convinto che la pace disarmata appartenesse al mondo ideale e la pace armata al campo della realtà. Aiutò concretamente molte popolazioni oppresse». Per questo dice che è necessario inviare armi all'Ucraina e che il Parlamento non deve più votare. Ricorda il decisionismo di Bettino o meglio di Craxi, per chiamarlo come fa lei senza cedere a sentimentalismi che non ama. Figlia devota e determinata, lottatrice, anche appassionata, languida o leziosa mai. Chi crede nell'astrologia sostiene che quando c'è bisogno può diventare simile al suo segno zodiacale, lo scorpione. Nata a Milano nel 1960, nel 1995 si è trasferita a Roma che non ha mai sentito come la sua città, così ormai da anni ha scelto la vita di campagna nella Maremma toscana, a Orbetello, dove si dedica con grande passione anche alla caccia al cinghiale. Il marito, Marco Bassetti, è amministratore delegato del gruppo Banijay, la più grande casa di produzione del mondo, come lei definisce con orgoglio l'attività dell'uomo a cui è legata da trent'anni. Oltre a tre figli e due nipoti, ha tre gatti, Guendalina, Gastone e Bella, un cane trovatello, la capra Caterina e un numero imprecisato di galline. Chi la conosce bene è convinto che abbia goduto il doppio e di più per aver soffiato il posto a un cinque stelle. Basti pensare alle battute velenose di Beppe Grillo su Craxi e il Partito socialista, oltre che all'attitudine seriosa di lei, per cogliere il divario che la separa dal suo predecessore, il filoputiniano Vito Petrocelli, ma anche da Giuseppe Conte che non a caso è sull'orlo di una crisi di nervi se non di governo. Non si può dire che Stefania Craxi sia un'antiputiniana di principio. Nel 2016 diceva che Putin «aveva ridato orgoglio e dignità alla Russia» e oggi, se le si chiede che cosa farebbe suo padre nella crisi ucraina, risponde che «se ci fosse stato Craxi non saremmo arrivati a questo punto, i rapporti non sarebbero mai degenerati così». I più ricordano l'ex premier per aver fermato gli americani a Sigonella, ma fu proprio grazie al decisivo appoggio esterno del socialista Bettino Craxi, allora segretario del Psi, che l'Italia accettò gli euromissili a Comiso. Atlantista con propensione al dialogo. Stefania, con la madre e il fratello Bobo, seguì Bettino Craxi durante un viaggio ufficiale a Mosca, ospiti vigilati delle case governative sovietiche. «Una mattina a colazione, molto presto, comparve Gromiko (l'allora ministro degli Esteri dell'Urss, ndr), che era già anziano. Era buffo, agitava il pollice verso per dire basta Cruise. Craxi gli rispose: Voi togliete i vostri SS-20 e noi toglieremo i Cruise» è il ricordo da figlia di un uomo Nato. Gli anni dei processi, delle monetine, della fuga a Hammamet erano lontani a venire. «Lo hanno ammazzato!» rispose al telefono il 19 gennaio 2000 dalla casa in Tunisia, poco dopo che Craxi non era riuscito a superare l'ultima crisi. Da quel momento lei che era imprenditrice tv, trasformò la sua vita in una difesa della vita del padre, anche quando persino gli amici più cari lo avevano abbandonato, con testimonianze, dichiarazioni, convegni e un'infinità di documenti raccolti in una Fondazione. Solo molti anni dopo sarebbero arrivate commemorazioni pubbliche, convegni, il revisionismo di coloro che ripresero a chiamarlo statista.

Dal 2006 Stefania è stata parlamentare di Forza Italia, con un breve periodo nel 2011 in cui fondò un suo partito, i Riformisti italiani (presidenzialisti), dopo essere stata sottosegretaria agli Esteri del governo Berlusconi dal 2008 al 2011 con delega al Medio Oriente. Anni che si aprirono senza grandi scossoni, furono firmati accordi di cooperazione con la Libia e di migrazione dalla Tunisia. Poi le primavere arabe e l'uccisione di Gheddafi. La storia si era rimessa a correre.

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