Ultimi sondaggi prima del silenzio Il No ormai è in netto vantaggio

Ultimi sondaggi prima del silenzio Il No ormai è in netto vantaggio

Milano Gli ultimi sondaggi danno il No in netto vantaggio rispetto al Sì. A poco più di due settimane dal referendum costituzionale del 4 dicembre, il distacco dal Sì viaggia tra i cinque e i sei punti. Per Ixè-Agorà il No è in vantaggio 42% a 37% (una settimana fa era 40 a 37), con tre elettori Pd su quattro propensi a votare Sì. Una percentuale simile, ma con esiti rovesciati, per gli elettori di Lega e M5S, che invece voteranno No.

I sondaggi curati da Corriere della Sera e Repubblica non si discostano molto da queste cifre. Per Ipsos-Corsera i Sì sono al 45%, i No al 55%. Per Demos, che ha curato il sondaggio per il quotidiano della galassia De Benedetti, i Sì sono al 34% contro il 41% dei No e una percentuale di astensionisti pari al 25%.

È sugli indecisi che si gioca la partita, anche se quella di Matteo Renzi sembra una mission impossible. Secondo il Fatto quotidiano, infatti, solo se il premier negli ultimi 15 giorni di campagna elettorale riuscirà a portare sul Sì tutti coloro che ancora non hanno deciso come e se votare avrà qualche chance di vincere. Secondo gli esperti le categorie di indecisi sono due: quelli che non hanno deciso come votare e quelli che devono ancora scegliere se votare o restare a casa. Negli ultimi mesi, comunque, tutti sono concordi sul trend: il No è in forte e costante aumento mentre il Sì arretra. Il sorpasso del No è stato in luglio e la forbice fra i due schieramenti ha continuato ad allargarsi. Sarà decisiva, in termini di spostamento di risultato, la scelta se votare o restare a casa. Sui risultati peserà anche il voto degli italiani all'estero, che sono 4,1 milioni. Non a caso M5S e Lega da giorni lanciano pesanti sospetti di brogli.

«I sondaggi che inondano tutte le prime pagine dei quotidiani italiani rappresentano una vera e propria Waterloo per Matteo Renzi», gongola il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta: «La sua campagna elettorale finisce qui, nessuno più lo seguirà anzi chi era con lui inizierà a scendere e a scappare a gambe levate», come sembra voler fare il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, stufo delle bizze del premier.

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