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Valzer di nomi per la Ue. Si rafforza l'ipotesi Draghi

Michel a Roma per l'incontro con Meloni: "Votiamo, poi il team". E il caso Pieper inguaia Von der Leyen

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Tracce sparse, in giro per il mondo. Avvistamenti vari tra Roma, Bruxelles e New York. Contatti riservati. Pure qualche parola impegnativa, pronunciata in una serata di gala al Metropolitan Museum. «L'Europa è più vulnerabile, deve intraprendere numerosi e importanti cambiamenti se vuole preservare la sua prosperità e la sua indipendenza». Attenzione, avvertono, lui parla in generale, affronta massimi sistemi, perché Super Mario non c'è, «non è disponibile», non cerca «incarichi». Eppure l'ex premier c'è sempre, spunta in tutti i discorsi dei leader, è la chiave di volta di qualunque risiko, appare infatti anche nel colloquio a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e Charles Michel, il dimissionario presidente del Consiglio Europeo di cui Draghi potrebbe, chissà, prendere il posto. Oppure, hai visto mai, lo vedremo al vertice della Commissione, considerando la velocità con cui la candidatura della von der Leyen si sta sfarinando. Prima l'inchiesta sugli sms con la Pfizer per le forniture di vaccini anti Covid. Adesso la bocciatura da parte del Parlamento Ue di Markus Pieper, popolare tedesco da lei scelto come per il rilancio delle piccole e medie imprese: la maggioranza Ursula è in crisi?

Con Giorgia «un incontro davvero ottimo», riferisce all'uscita Michel, che da tempo con Ursula non ha un buon rapporto. Pure la Meloni si sta raffreddando ma, secondo fonti del centrodestra, si vuole tenersi le mani libere e ancora non l'ha scaricata. «Draghi? Le elezioni sono un momento democratico importante per dare un orientamento politico al progetto europeo - spiega Michel - I cittadini si esprimeranno e dopo, in base ai risultati, si concorderà un'agenda strategica e si proporrà un team adeguato». Questioni centrali dei prossimi cinque anni «rilancio economico e la competitività», che guarda caso e proprio quello di cui si sta già ufficialmente occupando l'ex numero uno della Bce.

Ma si registra «assonanza» pure sugli altri temi del colloquio, organizzato in vista del Consiglio Europeo del 17 e 18 aprile e centrato sul programma della prossima legislatura di Bruxelles: dalla resilienza economica alla gestione comune delle migrazioni, dalla collaborazione per la difesa e la sicurezza alla politica di allargamento. La Meloni pone una «precondizione» precisa. Basta con l'austerità e i parametri troppo stretti. «Se vogliamo raggiungere questi obbiettivi - dice - dobbiamo assicurare risorse adeguate a sostegno dei relativi investimenti». Su richiesta italiana si discute della riduzione della pressione fiscale sugli agricoltori e del sostegno alla stabilità del Libano. E Michel apprezza l'impegno del governo di Roma in Africa e nel Mediterraneo, sul fronte caldo degli sbarchi. «Qualche ora il Parlamento ha approvato il patto sui migranti, un passo avanti. Con Giorgia stiamo lavorando sodo per stringere rapporti con Paesi terzi per essere preparati sui flussi». Ma per una simile svolta della Ue servirebbe una guida forte e autorevole, e così ogni 15 giorni riaffiora l'ipotesi Draghi. Non è chiaro se per il Consiglio o per la Commissione e nemmeno si capisce se l'idea piace a Palazzo Chigi, perché nel caso l'Italia perderebbe un posto nell'esecutivo.

Per non parlare della reale disponibilità di Super Mario, che intanto ricevendo un premio dall'American Academy in Berlin si è, come dire, portato avanti con il lavoro. «Il futuro dell'Europa è nel l'unità». C'è un altro nome che circola per il futuro delle istituzioni Ue: l'attuale presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, a sua volta esponente del Ppe.

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