A Gaza si persegue la pace - e Trump offre all'Italia un ruolo di primo piano nel dopoguerra - mentre con l'Iran si prepara la guerra. Nel giorno in cui gli Stati Uniti chiedono al nostro Paese di aderire alla Forza Internazionale di Stabilizzazione per la Striscia, con il ruolo di membro fondatore, cresce l'ipotesi di uno scontro militare imminente tra Washington e il regime di Teheran, al punto che la Guida Spirituale, l'ayatollah Ali Khamenei, "si è trasferita in uno speciale rifugio sotterraneo a Teheran", riferisce il sito di opposizione Iran International, mentre la portaerei americana Lincoln si sta avvicinando alla regione con cacciatorpediniere armati di Tomahawk, affiancati da jet da combattimento, aerei e navi da rifornimento e una nave comando.
Sono ancora ore di altissima tensione in Medioriente, nonostante la Fase Due del piano di pace di Trump prenda forma dopo la firma a Davos del Board of Peace. L'inviato del presidente Usa, Steve Witkoff, e il genero di Trump, Jared Kushner, ospiti di Benjamin Netanyahu, hanno esortato il premier israeliano ad accelerare il percorso. Non solo. Secondo Bloomberg, gli Stati Uniti avrebbero proposto all'Italia di entrare nell'Isf, la Forza internazionale di stabilizzazione prevista per il dopoguerra nella Striscia. Il nostro Paese non sarebbe chiamato a contribuire con forze sul campo, ma ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza, grazie alla sua influenza politica su Stati arabi, Israele e palestinesi. L'invito sarebbe stato recapitato in settimana alla presidenza del Consiglio e alla Farnesina. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani commenta l'indiscrezione: "Abbiamo sempre detto che eravamo disponibili a fornire istruttori dell'Arma dei Carabinieri per formare la polizia di Gaza e della Cisgiordania. Formarla in Giordania e se serve anche in Egitto. Siamo disponibili a inviare anche i carabinieri a Rafah, per rinforzare il valico e la missione che già c'è".
Mentre si lavora per una pace duratura nella Striscia, i macro-scenari nella regione potrebbero cambiare repentinamente. La Repubblica islamica e gli Stati Uniti si preparano allo scontro militare, con le Guardie della Rivoluzione che si dicono "più pronte che mai, con il dito sul grilletto", a un'azione militare americana. Il comandante di Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti, Brad Cooper, ha incontrato in Israele i vertici della Difesa, dopo le accuse di Teheran agli Usa di aver orchestrato e incitato le rivolte contro il regime, represse con il pugno di ferro da Teheran, al punto che Human Rights International riferisce di 53mila morti. "Abbiamo molte forze nella regione e persone che potrebbero essere in pericolo - ha spiegato il numero due della Casa Bianca, JD Vance - Il presidente ha molte carte, ma non rivelerò come le giocherà".
Una cosa è chiara: Washington si tiene pronta a ogni scenario per "garantire che, se gli iraniani - Dio non voglia - facessero qualcosa di molto sciocco, noi avremmo le risorse per rispondere". Per ragioni di sicurezza, Lufthansa, Air France, Klm Royal Dutch Airlines e Swiss, hanno annullato diversi voli da e per il Medioriente.
Eppure, secondo fonti ufficiali Usa a Fox News, potrebbero ancora volerci dei giorni e fino a una settimana perché qualcosa accada davvero: il tempo necessario perché la portaerei Lincoln, partita dieci giorni fa dal Mar Cinese, arrivi nell'area con la macchina da guerra americana.