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"Verità fasulle dai pm di David Rossi"

Riaperte le indagini sul manager Mps, l'ex premier Renzi contro la Procura di Siena

Un primo piano di David Rossi, scomparso nel 2013
Un primo piano di David Rossi, scomparso nel 2013
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Ci sono voluti solo 13 anni perché emergesse una verità annegata da pasticci giudiziari, maldestre messinscene e perizie ingannevoli che tutti a Siena conoscevano: David Rossi è stato ucciso. I segreti di Siena sono gli stessi della provincia italiana, da Erba a Garlasco, che un meschino gotha custodisce e guai a chi sgarra. Altrimenti meglio "abbuiare tutto", per dirla con l'incosciente sussurro dell'ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini ad Antonino Monteleone delle Iene, trasmissione a cui spetta il merito di aver tenuto accesi i riflettori eppure trascinata a processo a Genova da quella stessa magistratura oggi senese costretta ad ammettere: l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare.

La Procura avrebbe acquisito le relazioni di Ris e medico legale secondo cui Rossi sarebbe stato "sospeso fuori dalla sua finestra, col volto schiacciato tra il filo metallico e la barra anticaduta, trattenuto prima dai polsi e poi solo dal braccio sinistro", come si legge nelle conclusioni della relazione intermedia della Commissione parlamentare di inchiesta presieduta da Gianluca Vinci di Fdi e approvata ieri, con la colpevole assenza di Pd e Cinque stelle, impauriti o imbarazzati, e chissà cosa sia peggio.

L'omicidio era ed è l'unica spiegazione logica a chiunque avesse visto le immagini di Rossi che cade in modo innaturale e resta agonizzante ("se soccorso nei primi 20 minuti poteva salvarsi", dice Vinci), non per i tre pm Aldo Natalini, Nicola Marini e Antonino Nastasi che hanno scelto la via facile del suicidio, avvelenando da subito i pozzi della narrazione. La scena del crimine è stata stravolta ma il Csm li ha perdonati. Ed è contro di loro che Matteo Renzi spara ad alzo zero dai microfoni di RadioLeopolda: "La Procura sta smentendo ciò che hanno fatto i colleghi nei mesi immediatamente successivi, nelle settimane successive. Verrebbe da dire nelle ore immediatamente successive, perché lì è successo qualcosa di strano, è un fatto enorme che si è tentato in maniera precipitosa di derubricare come qualcosa legato a difficoltà personali o a turbe", esordisce l'ex premier, che definisce la vicenda "più grande scandalo" degli ultimi 15 anni. Con lui c'è la vedova Antonella Tognazzi ("sottoposta a indagini, che vergogna"), si parla del loro dolore e della figlia Carolina Orlandi, orfana anche "di una verità che non sta in piedi". "Stare al loro fianco e un dovere morale", insiste il leader di Italia Viva, con il direttore di RadioLeopolda e componente della commissione David Rossi Roberto Giachetti che annuisce e ringrazia Vinci per il lavoro "nonostante le parti politiche di appartenenza siano molto diverse". Sarà il presidente a portare l'organismo parlamentare a Siena nel 13mo anniversario della morte, con una corona di fiori deposta come omaggio postumo. L'avvocato della famiglia Carmelo Miceli, parlamentare Pd uscente vergognosamente trombato dal suo partito perché troppo ficcanaso, ha già depositato la scorsa settimana una istanza di riapertura per omicidio. Non contro ignoti, come qualcuno spera.

Stavolta il lavoro della Procura ha due direttrici da esplorare, diverse perizie come mollichine da seguire, tante piste plausibili e una un po' più uguale delle altri.

Che porta alla 'ndrangheta in Calabria e al sistema bancario, alle speculazioni che questa banca quasi millenaria potevano affondarla come un Titanic qualsiasi, alle parole dell'avvocato calabrese Giancarlo Pittelli, dentro per 'ndrangheta, intercettato dai pm: "È stato ucciso, se si scopre chi l'ha ammazzato...".

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