Il centrodestra al lavoro per i candidati sindaci

Nel vertice a Roma i leader del centrodestra hanno definito la stategia per le comunali 2021. "Allargare", la parola chiave di Meloni, Salvini e Tajani

Il centrodestra al lavoro per i candidati sindaci

A Roma durante il verice del centrodestra non si è parlato di nomi, ma di metodo. L'obiettivo dei tre leader Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani è uno: individuare entro la fine dell'autunno i migliori candidati per le prossime elezioni amministrative. Competenza e radicamento sul territorio saranno i requisiti per rientrare nella rosa dei profili migliori. "Saranno coinvolti i territori per trovare candidati di alto livello, anche al di fuori dal mondo della politica", si legge in una nota congiunta del centrodestra. Poi, saranno i maggiorenti della coalizione a scandagliare i curricula e a scegliere su chi puntare per i capoluoghi di Regione e di Provincia e per i Municipi delle grandi città.

La strategia condivisa del centrodestra

Per ora, ci pensa Matteo Salvini a svelare l'asso nella manica calato dalla coalizione per sbancare alle amministrative di primavera. "La strategia del centrodestra per le Amministrative 2021? Allargare, coinvolgere, ascoltare. Ci rivediamo anche settimana prossima. Con i primi nomi, se non a ottobre a brevissimo con i nomi migliori, città per citta. Vinciamo dove allarghiamo. Vinciamo dove includiamo. Laddove ci fossero candidature anche senza tessere di partito la battaglia è ancora più bella", ha dichiarato, riporta Adnkronos, il leader della Lega nel corso di una conferenza stampa alla Camera, parlando del vertice del centrodestra romano appena concluso. "Ora stiamo vagliando tutte le possibilità a disposizione per le prossime elezioni Comunali. Non abbiamo fatto nomi, ci stiamo basando su identità e professionalità. L’unica nostra preoccupazione, al momento, sono i ritardi sull’ambito economico comportati da un governo che viaggia a rilento, fra votazioni in cui non si raggiunge il quorum e mancanza di idee”, ha aggiunto Salvini.

La svolta liberale

La parola d'ordine nel centrodestra, dopo il 3 a 3 alle regionali e un turno di ballottaggio deludente, è "allargare". Aprire a candidati civici di pregio in grado di convicere una platea più ampia di elettori, dal centro a destra. E la nuova stategia per rinvigorire la coalizione in vista delle comunali era già stata anticipata dal leader del Carroccio, intervistato dal Corriere della Sera. "Ora il nostro sguardo è rivolto alle elezioni che la prossima primavera si terranno nelle principali città italiane, da Milano a Roma, da Napoli a Torino. Vanno allargati i confini del nostro perimetro politico coinvolgendo imprenditori e professionisti. Ho in testa un modello preciso", ha detto Salvini. "Se avessimo riportato al seggio gli elettori che erano andati al primo turno avremmo stravinto. Evidentemente, è mancato qualcosa. Non guardo solo a Lecco, parlo in generale. Voglio una Lega più presente nei mondi esterni alla politica. Bisogna parlare con i professionisti e le imprese. Nei capoluoghi dobbiamo essere più presenti". Salvini, che a perdere non ci sta, è convinto. Per spuntarla è necessario fare quello scatto in avanti che anche in queste Regionali è mancato: "Ascoltare e coinvolgere".

Chi c'è dietro la nuova Lega moderata?

A influenzare la svolta moderata del leader della Lega, invocata anche da Giancarlo Giorgetti, ci sarebbe però l'ex presidente del Senato Marcello Pera, tra i fondatori di Forza Italia e ora consigliere di Salvini. "L’ho incontrato più volte insieme ad altre teste pensanti. Abbiamo bisogno di cervelli per ragionare sul futuro, come fece a suo tempo Berlusconi. Le idee di Pera sono stimolanti", dice al Corriere. E con Pera condivide l'idea della necessità di una rivoluzione liberale. "Abbiamo bisogno di liberare energie, di sfruttare le potenzialità degli italiani. E non pretendo di essere da solo in questo impegno. Sto lavorando anche con Forza Italia", conclude il leader della Lega. Un passo verso il centro, che per ora anche Meloni e Tajani sembrano aver apprezzato. "Corriamo per vincere. Abbiamo stabilito un metodo: non si parte dai partiti si parte dai candidati. Dalle persone che possano rappresentare una proposta vincente, credibile, anche guardando al di fuori dai partiti per cercare anche figure che siano espressione della società civile ", ha ribadito la leader di FdI Giorgia Meloni a margine del vertice del centrodestra. Insomma, un riposizionamento al centro che convince anche Forza Italia, l'ala più moderata della coalizione."Nella Lega si riflette e si ragiona, non più a porte chiuse, sull'esito delle amministrative e sulla collocazione complessiva del centrodestra rispetto alla questione decisiva dell'Europa. L'intervista di Salvini sul Corriere della Sera con la sua dichiarata volontà di allargare e includere anche esperienze civiche per irrobustire la coalizione sul piano dei contenuti è un primo apprezzabile passo nella direzione giusta. L'opera di evangelizzazione di Giancarlo Giorgetti darà frutti a tempo debito. Per ora rimane la questione del posizionamento della Lega in Europa. Su questo terreno, la volontà salviniana di includere si trasforma in esclusione. Salvini vuole dialogare con un Ppe che non vada nella direzione di Merkel ma in quella di Orban, cioè un Partito popolare infiacchito nel suo europeismo e riconvertito sulle posizioni sovraniste di Orban", commenta Osvaldo Napoli, del direttivo di Forza Italia alla Camera, a margine del vertice del centrodestra.

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