Quella visione ecologista di destra che rispetta il diritto di proprietà

Il tema non è appannaggio della sinistra ideologizzata. In Italia c'è una solida tradizione di tutela ambientale di matrice moderata

Quella visione ecologista di destra che rispetta il diritto di proprietà

La centralità della tematica ambientale nell'agenda politica dei prossimi anni ha investito anche il centrodestra come testimoniano le parole di Silvio Berlusconi al Corriere della Sera. Il presidente di Forza Italia ha sottolineato la necessità che il sistema industriale italiano «non sia tagliato fuori» dall'innovazione in materia ambientale soffermandosi sui risultati della Cop26 di Glasgow e sul tema della transizione ecologica: «Dobbiamo mettere in sicurezza il nostro territorio, cambiare il modo di fare agricoltura, rendere più efficienti e puliti i trasporti, digitalizzare il Paese. Ovviamente la transizione va accompagnata e sostenuta con le risorse che abbiamo a disposizione (grazie all'Europa molto maggiori che nel passato) e con una politica di sgravi e di incentivi».

Le parole di Berlusconi rappresentano un punto di svolta poiché per la prima volta in Italia avviene una presa di posizione forte e chiara da parte del mondo politico liberale sul tema ambientale. La visione secondo cui l'ambientalismo sia un tema caro solo alla sinistra è dura a morire ma c'è uno stereotipo nello stereotipo rappresentato dal rapporto tra il mondo liberale e la tutela ambientale.

Se i conservatori, anche grazie alle opere di autori come Roger Scruton che ha dedicato importanti pagine al conservatorismo verde, sono riusciti a costruire una solida tradizione culturale alternativa all'ambientalismo ideologizzato di sinistra, l'ambientalismo liberale (salvo rare eccezioni) è pressoché sconosciuto nel nostro paese. La vulgata vuole che i liberali siano sostenitori di industriali e imprenditori senza scrupoli che distruggono il paesaggio costruendo fabbriche che inquinano ma la realtà è molto diversa.

Esiste infatti un ambientalismo di matrice liberale che affonda le proprie radici nella difesa del diritto di proprietà coniugando le esigenze dell'economia con quelle dell'ambiente.

Il primo punto su cui si fonda un ecologismo liberale è proprio la constatazione che economia e ambiente non siano due concetti antitetici ma devono convivere e, per realizzare la transizione ecologica, occorra tenere in considerazione le esigenze sia dei consumatori sia delle piccole e medie imprese.

Ciò significa opporsi all'introduzione di nuove tasse etiche come afferma Daniele Capezzone nel suo ultimo libro Per una nuova destra riprendendo le riflessioni di Nicola Porro in Le tasse invisibili. Il tema del diritto di proprietà è un altro elemento centrale per i liberali, lo spiega Novello Papafava nel suo libro Proprietari di sé e della natura. Un'introduzione all'ecologia liberale sottolineando che «è la progressiva estensione della mano pubblica sulle risorse naturali ad aver causato l'odierna distruzione dell'ambiente», in parole povere: se un bosco o un lago è proprietà privata, il proprietario avrà più interesse a curarlo e tenerlo bene. In definitiva, puntualizza il filosofo Corrado Ocone: «L'ecologismo liberale si presenta come un'alternativa concreta e molto più efficace all'ecologismo radicale e palingenetico che, su basi apocalittiche e gnostiche (cioè di netta separazione fra il bene e il male), è oggi particolarmente in voga».

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