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"La vittoria del No renderà più facile l'azione dei giudici pro immigrazione"

Il sociologo Luca Ricolfi analizza il ruolo dei giovani che a sorpresa hanno scoperto l'ideologia

"La vittoria del No renderà più facile l'azione dei giudici pro immigrazione"
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Il professore Luca Ricolfi, noto sociologo e presidente della Fondazione Hume, spiega a microfoni aperti le ragioni che hanno favorito la vittoria del No.

I giovani hanno bocciato la riforma della Giustizia. È l'avvento della Generazione Z nelle urne. Che generazione è?

"È la generazione ansiosa, secondo la fortunata definizione di Jonathan Haidt. Una generazione devastata da internet e dai social, con gravi problemi di ansia, depressione e autolesionismo".

La Generazione Z è la Generazione Gaza? La questione mediorientale è la chiave di lettura corretta per comprendere l'orientamento politico?

"Non direi, l'impegno per Gaza coinvolge una piccola frazione della generazione Z. Però non avrei molti dubbi sul fatto che il sentimento anti-Netanyahu e anti-Israele l'ha fortemente pervasa, come peraltro ha pervaso l'opinione pubblica, compresa una parte dei sostenitori di Giorgia Meloni".

Anche il Sud è stato compatto contro la separazione delle carriere. È un effetto diretto dell'abolizione del reddito di cittadinanza?

"Forse è anche questo, ma direi che è soprattutto una manifestazione di generica delusione e malcontento, alquanto paradossali se si pensa al sostengo che il Sud ha ricevuto in questi anni (Pnrr, ZES o zone economiche speciali)".

Una curiosità: le donne, più degli uomini, hanno votato No. E questo a prescindere dalla questione anagrafica o territoriale.

"È possibile che un peso l'abbia avuto il fatto che, per ovvi motivi (presenza sul mercato del lavoro) gli errori giudiziari colpiscono più gli uomini che le donne".

Una parte dell'elettorato di centrodestra ha votato contro la riforma Nordio. Che segnale è?

"Bisognerà studiare attentamente i flussi elettorali, ma ritengo che la vera ragione della sconfitta del fronte del sì sia che da sempre l'elettorato di sinistra è più mobilitabile di quello di destra, e in questo caso la chiamata alle armi ha avuto successo. Su questo i sondaggi hanno sbagliato completamente l'analisi: quando hanno proclamato che in caso di altissima partecipazione al voto avrebbe vinto il sì, non hanno preso in considerazione una eventualità che poi si è verificata, e cioè che a determinare l'alta partecipazione non fossero gli elettori di destra, per una volta convinti ad abbandonare il loro tradizionale scetticismo, bensì quelli di sinistra, iper-mobilitati e galvanizzati dai media e dall'establishment culturale, che hanno giocato spudoratamente la carta dell'attentato alla Costituzione".

E poi c'è la questione dei "nuovi cittadini". Al netto dell'analisi dei flussi, le organizzazioni musulmane, per esempio, rivendicano di essere state decisive per il No.

"Hanno perfettamente ragione, e hanno fatto bene i loro calcoli: la vittoria del no renderà più facile l'azione della magistratura a difesa dei migranti, e più difficile il contrasto all'immigrazione irregolare, a partire dai trasferimenti in Albania".

Però sarà complicato riproporre l'alleanza del No alle Politiche. Conviene?

"Sì, sarà tortuoso, ma ce la faranno: l'errore di Enrico Letta alle ultime elezioni brucia ancora, e non sarà ripetuto. Certo, noi studiosi e analisti possiamo passare mesi e mesi a notare le divisioni interne al campo largo, dalla politica estera all'immigrazione, alla patrimoniale, ma non si dovrebbe sottovalutare la sublime capacità dei politici di nascondere le differenze e evidenziare i punti di convergenza. Quel che conta davvero, per vincere le elezioni, non è avere un programma sensato e realizzabile, ma cavalcare il sentiment dell'opinione pubblica nei mesi che precedono il voto. E nel giro di 12 mesi il sentiment, tuttora favorevole a Meloni, potrà cambiare drasticamente già solo per il fatto che nella seconda Repubblica la gente ama cambiare governo, e non ha mai confermato un governo uscente".

Crede che l'azione del governo debba concentrarsi su giovani e Sud? Se sì, in che modo?

"No, non penso sia utile privilegiare qualche gruppo sociale.

Il problema del governo Meloni è che fin qui e stante la sconfitta al referendum non ha fatto nulla di memorabile. Ha fatto molte cose buone, ma nessuna che permetta di dire: di questo siamo molto contenti, guai se ci verrà tolto".

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