Politica estera

"Viva Mosca, viva Putin". Il Niger sta con i golpisti e sfila contro la Francia

Il generale Tchiani: "Non arretriamo, sanzioni illegali e ingiuste". E promette nuove elezioni

"Viva Mosca, viva Putin". Il Niger sta con i golpisti e sfila contro la Francia

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«Non cederemo alle pressioni regionali o internazionali» che chiedono a gran voce la liberazione del presidente eletto, Mohammed Bazoum. In un discorso televisivo, il capo della giunta golpista, generale Abdourahmane Tchiani, non arretra di un millimetro e bolla come «illegali, ingiuste e disumane» le sanzioni contro il Niger in seguito al colpo di stato. L'unica apertura un vago richiamo al paese «in cammino verso la democrazia» che dovrebbe portare a «nuove elezioni». Il generale insiste che i cittadini francesi non hanno motivo di lasciare il Niger. Però alla manifestazione di ieri per l'anniversario dell'indipendenza da Parigi del 1960, sono continuati a risuonare slogan contro la Francia. E i golpisti hanno bloccato la diffusione di Radio France Internationale e la tv France 24 in Niger. Centinaia di persone, poi aumentate a migliaia secondo notizie d'agenzia, sono sfilate in corteo nel centro di Niamey. I sostenitori del golpe sventolavano bandiere russe, poco lontani dall'ambasciata francese, ma non ci sono stati assalti come domenica scorsa. Nella piazza della Concertation i manifestanti hanno gridato «abbasso la Francia», «viva la Russia, viva Putin». L'adunata è stata indetta dal Movimento 62, un cartello politico di varie organizzazioni, nato lo scorso anno per chiedere il ritiro delle truppe francesi dal Niger. Sul palco è apparso il suo leader, Abdoulaye Seydou, che si ispira a Che Guevara. In febbraio era stato arrestato e condannato a nove mesi di carcere duro.

«È solo la sicurezza che ci interessa», poco importa che sia fornita da «Russia, Cina, Turchia se ci aiutano», ha sostenuto uno dei manifestanti, Issiaka Hamadou, giovane imprenditore. «Non vogliamo i francesi - ha aggiunto - che saccheggiano dal 1960. Sono qui da allora e non è cambiato nulla». Omar, uno studente, che ha aderito alla manifestazione pro golpe si lamenta: «Non riesco a trovare un lavoro a causa del regime (del deposto presidente Bazoum, ndr) sostenuto dalla Francia. Tutto questo deve finire».

L'ambasciatore nigerino negli Usa, Kiari Liman Tinguir, è convinto che «le sanzioni hanno iniziato ad avere effetto a Niamey. La giunta militare tornerà alla ragione e restituirà il potere per evitare inutili sofferenze al nostro popolo». Il Partito nigerino per la democrazia e il socialismo del capo dello Stato deposto ha denunciato che a Bazoum «è stata tagliata la corrente elettrica per isolarlo» dal resto del compound presidenziale. L'Alto rappresentante della Ue, Josep Borrell, ha confermato che «le condizioni di detenzione sono sempre più preoccupanti». Anche il presidente americano, Joe Biden, ha chiesto il «rilascio immediato» di Bazoum.

Defence news West Africa, agenzia specializzata nella sicurezza, rivela che «i capi di stato maggiore dell'Ecowas (Comunità degli stati dell'Africa occidentale) optano per un intervento chirurgico rivolto esclusivamente a membri della giunta». Secondo le prime informazioni «sarà effettuato dalle forze speciali dei paesi membri sotto il comando del vice Air Marshall Effiom» dell'aeronautica nigeriana. Senegal e Costa d'Avorio hanno annunciato che invieranno truppe in caso di intervento militare.

Al momento non è stata presa alcuna decisione definitiva.

Al contrario, il presidente della Nigeria, il paese leader dell'Ecowas, Bola Tinubu, ha fatto appello alla delegazione che da domani tratterà con i golpisti a Niamey affinché «faccia di tutto» per garantire una soluzione «amichevole» della crisi.

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