Zan contro Salvini e Meloni per non attaccare Letta

Alessandro Zan se la prende con Salvini e Meloni, ma scorda che l'apertura alle modifiche del ddl è arrivata proprio da Letta. Il cortocircuito della sinistra

Zan contro Salvini e Meloni per non attaccare Letta

La sinistra italiana riesce a incartarsi anche sul ddl Zan, ritenuto il principale cavallo di battaglia per combattere l'omotransfobia. Per il fronte rosso però c'è un problema: a sollevare critiche e perplessità non è stato soltanto il centrodestra, ma addirittura il mondo Lgbt, la galassia femminista e il Vaticano. Una serie di mugugni che hanno spinto Enrico Letta ad aprire a possibili modifiche rispetto al testo originale. Proprio su questo fronte emergono tutte le contraddizioni che palesano uno stato confusionario con cui il ddl rischia di finire su un binario morto.

Zan all'attacco, ma Letta...

Non possono ovviamente mancare attacchi frontali verso il centrodestra, che da sempre non ha nascosto punti interrogativi sul disegno di legge. Oggi Alessandro Zan inizierà ad ascoltare i capigruppo dei vari partiti per provare a trovare un punto di comune accordo, ma ha già avvertito gli avversari: "Nessuna mediazione al ribasso. Non va stravolta la legge". E se da una parte c'è l'apertura a rivalutare l'educazione nelle scuole, dall'altra c'è un netto "no" alla possibilità di rinunciare all'identità di genere. Una posizione che difficilmente otterrà il parere favorevole del centrodestra.

Il primo ostacolo dovrà essere superato al Senato mercoledì, quando l'Aula sarà chiamata a esprimersi sulle due richieste di Lega e Fratelli d'Italia di non affrontare l'esame degli articoli. Una mossa che secondo Zan nasconde il tentativo di "ammazzare la legge". Ecco perché il deputato del Pd se l'è presa con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, accusati di non voler "discutere della legge ma di affossarla".

Il cortocircuito della sinistra

Evidentemente Zan ha già scordato che ad aprire al dialogo a eventuali miglioramenti è stato proprio il segretario del suo partito, Enrico Letta. Il numero uno del Partito democratico nelle scorse ore aveva anticipato l'intenzione di fare una sorta di esplorazione con le altre forze politiche "per cercare di capire le condizioni che possano portare a un'approvazione rapida del testo". Mettendo così in discussione l'attuale testo.

Le parole di Letta hanno trovato il muro del mondo Lgbt. A esplicitare irritazione e a chiedere chiarezza in tempi brevissimi è stato Gabriele Piazzoni: il segretario generale di Arcigay ha fatto notare che anche una sola modifica potrebbe far tornare il testo alla Camera con tutte le incertezze dal caso. Di conseguenza i termini potrebbero slittare ulteriormente. Ecco perché c'è chi guarda con sospetto alla mossa di Letta.

Mentre Zan preferisce prendersela con Salvini e Meloni (che lecitamente fanno il lavoro di opposizione rispetto a un ddl che non condividono), Arcigay punta il dito contro il segretario del Partito democratico. "Viene poi da chiedere: quali sono le forze politiche con cui il deputato Zan viene mandato a trattare? Letta ha per caso intenzione di far scrivere a Salvini la legge contro i crimini d'odio?", si è chiesto Piazzoni. Una rappresentazione plastica del cortocircuito della sinistra italiana.

Cosa succede in Senato

In queste ore caldissime, con tanto di trattative febbrili, si sta provando a raggiungere un compromesso per poter contare su una maggioranza ampia. Ma la partita è difficile: non sarà una passeggiata coniugare i pilastri radicali del ddl con le richieste di modifiche del centrodestra. Mercoledì il Senato voterà sulla proposta di non procedere all'esame degli articoli: un possibile voto segreto dagli esiti imprevedibili. Le strade sono due: portare il ddl Zan verso la morte o metterlo sul treno che porta all'approvazione.

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