Sesto San Giovanni, fine maggio. La periferia nord di Milano respira ancora odore di fabbrica spenta e cemento caldo. La Polizia di Stato ha dispiegato un servizio straordinario: commissariato di via Fiume e Reparto Prevenzione Crimine Lombardia a setacciare strade, piazze e angoli bui. Obiettivo dichiarato: predatori e microcriminalità. Quella che ogni sera esce come umidità dai muri delle case popolari.
Lunedì 25, quartiere Torretta. Cento persone identificate, due auto controllate. Risultato concreto: un cittadino straniero beccato con un coltello alla cintura, deferito. Due suoi compari, sempre stranieri, pizzicati con 3,5 grammi di hashish. Segnalati per consumo. Piccole dosi, piccoli uomini, stessi gesti ripetuti da anni.
Giovedì 28, dentro il Parco Nord. Servizio mirato antirapina. Un giovane irregolare viene riconosciuto: pochi giorni prima aveva rapinato un altro straniero. Deferito in stato di libertà. Poi la perquisizione a casa sua, in cerca di lame o di qualcosa di peggio. Il parco, di giorno famiglie, di notte terra di nessuno.
Nel centro cittadino, giorno dopo giorno, altre cento venticinque identificazioni. Quarantotto con precedenti. Sei veicoli passati al setaccio. Trenta grammi di stupefacente sequestrati, tre assuntori stranieri segnalati. Numeri puliti su carta, ma che raccontano una realtà sporca.
Sesto non è più la Stalingrado d'Italia dei vecchi operai.
È diventata un crocevia di esistenze marginali: magazzini, movida forzata, spaccio minuto, rapine da venti euro. La Polizia fa il suo lavoro di contenimento, come chi spazza acqua dal pavimento di una barca che imbarca da tutte le parti.