
Ha sedici anni G., frequenta un liceo scientifico a Milano e dal 2 luglio si trova in Togo, un Paese dell'Africa occidentale dove è arrivato insieme al padre che aveva portato con se anche la moglie italiana. G. pensava di potere fare ritorno in Italia alla fine di luglio, ma - da quanto ha raccontato al padre di una compagna di scuola che ha presentato denuncia ai carabinieri - il genitore gli avrebbe tolto il passaporto, il documento evidentemente necessario per poter viaggiare. Di fatto lo avrebbe «scaricato» dalla sua madre biologica, ha raccontato il ragazzo, per poterlo «curare» perché gay. Nel Paese africano, peraltro, l'omosessualità è considerata reato e punita con una multa pesante e con il carcere fino a tre anni. Della sua situazione, resa ancora più difficoltosa dal fatto che il ragazzo non è cittadino italiano, si sta occupando l'ambasciata di Accra in Ghana che è competente anche sul Togo. Ma pure la procura di Milano, con il quinto dipartimento del pool Fasce deboli con a capo l'aggiunta Maria Letizia Mannella, ha aperto un fascicolo per maltrattamenti. G. è riuscito a rispondere a qualche domanda che gli abbiamo posto via Whatsapp.
Da quanto tempo ti trovi in Togo? E dove ti trovi in questo momento?
«Sono qui da un mese circa. Mi trovo a Lomé nel quartiere Kpogan, in casa con mia nonna, mia madre e mia sorella».
In questo momento sei in possesso del tuo passaporto?
«Purtroppo non ne sono più in possesso da quando sono arrivato in Togo. Il mio documento ce l'ha mio padre in questo momento».
Ti senti al sicuro? Oppure pensi che la tua omosessualità venga vista con pregiudizio nel posto in cui ti trovi?
«Non mi sento al sicuro per i pregiudizi, perciò non ho ancora fatto coming out con mia madre e mia nonna. A giudicare anche da come mia nonna giudica gli omosessuali».
Ti sentivi al sicuro a casa di tuo padre e di sua moglie? O sentivi di non essere accettato?
«Ho parlato della mia omosessualità prima con la moglie di mio padre e fu lei a dirmi che sarebbe stato meglio dirlo a mio padre al più presto. Dagli atteggiamenti di mio padre, anche se lui lo negava, non mi sentivo accettato».
Ad esempio? A quali atteggiamenti negativi ti riferisci?
«Mio padre mi aveva dato delle regole ferree e voleva che a casa sua fossi un ragazzo etero a 360 gradi. Non potevo in nessun modo dimostrare che io fossi gay e lui non voleva mai parlare di questo argomento. Un giorno disse a sua moglie che desiderava rivelarlo a mia madre che vive in Togo. Questo lo avrebbe fatto contro la mia volontà, ma per fortuna non lo fece».
Quando hai capito che tuo padre ti avrebbe tolto la possibilità di fare ritorno in Italia?
«Mio padre in tante occasioni (anche prima del mio coming out) mi faceva minacciava di riportarmi in Togo perché per lui, stando in Italia, stavo perdendo la mia cultura. Nel 2022 voleva farlo, ma non ci riuscì perché i suoi suoceri (i genitori della moglie italiana con cui ha vissuto per un periodo, ndr) glielo impedirono. Quindi non si capiva bene quali intenzioni avesse».
Cosa chiedi in questo momento alle autorità italiane?
«Alle autorità italiane chiedo un grandissimo favore, ovvero di aiutarmi a tornare in Italia e di poter finire gli studi. Il mio futuro è in gioco in questo momento e non saprei cosa fare se rimanessi in Togo. E questo pensando sia alla mia vita che al mio futuro. Intanto desidero già esprimere il mio grazie in anticipo a tutti quelli che mi stanno aiutando. E che mi aiuteranno in futuro».
Com'è la tua vita in Italia? Studi, fai sport, esci con gli amici? Hai una rete di persone a Milano che ti accetta e ti supporta?
«In Italia la mia vita è bellissima, tralasciando le
dinamiche a casa. Io faccio un liceo scientifico molto difficile di Milano a cui tengo molto e sì, faccio anche sport: gioco a pallavolo. Esco normalmente con gli amici e ho una rete di persone che mi accetta e mi supporta».
Il padre vive in Italia e ha sottratto al figlio il passaporto. Credo che questo sia un reato perseguibile da una procura italiana.
Anche il ragazzo vive abitualmente in Italia con un regolare permesso di soggiorno e studia in Italia. Era andato in Togo per le vacanze.
A 16 anni si può viaggiare da soli. Nessuno può appropriarsi di un documento altrui.
Premiamo questo amore per il nostro modo di vivere ed aiutiamolo.
In quanto a pagare per questo lo faccio più che volentieri mentre voglio proprio smettere di pagare ospedali, strade e scuole per i miei concittadini evasori (cioè ladri).
Lo aiuti lei con i suoi soldi, liberissimo di farlo.
Si attivi per una raccolta fondi, si può fare, è perfettamente legale.
Paghiamo tutti un'infinità di interventi (come il recupero chi va in montagna senza attrezzature adeguate e senza rispettare le allerte o le spese sanitarie di chi si sfracella a 200 all'ora con l'auto) senza che nessuno ci chieda nulla.
Per me una volta che ho pagato tutti i mesi le tasse (è automatico sono un dipendente) vorrei che questi soldi fossero impiegati anche per queste azioni verso persone che comunque vivono da noi.
Oppure dobbiamo allertare l'unità di crisi della Farnesina?
Mi pare che sia solo per gli italiani all'estero in difficoltà, non per non italiani.
Oppure bisogna accollarci questa ennesima spesa?
Stupisce che non vi sia nessuno che vada in Togo a perorare la causa, "difendono" i diritti di quelli non oltre i 50km?
Non parlo di fascismo ma di pensiero.
C'è quello elegante e c'è quello rozzo.
Dipende da madre natura