La preghiera laica (e blasfema) del cupo Nick Cave il rocker rinato nel dolore

Torna in libreria il romanzo «E l'asina vide l'angelo». Con omaggi a Faulkner e Poe

Rauco, feroce, dilaniato e dilaniante: è questa la voce narrativa di Nick Cave, il cantautore e poeta australiano, che torna in libreria con E l'asina vide l'angelo nella nuova traduzione di Francesca Pe' per Big Sur Edizioni.

Scritto nel 1989 a Berlino, pubblicato per la prima volta nel 1991 da Arcana e poi riproposto da Mondadori nel 2002, entrambe le edizioni sono esaurite da anni. Nato nel 1957 Nick Cave approda a Londra nei primi anni Ottanta, sull'onda del punk rock. Negli anni Novanta svolta verso la semplicità, con ballate al pianoforte molto meno dure di quelle di un tempo, nei Duemila vira addirittura verso un suono elettronico. Tutti i suoi dischi sono caratterizzati da una voce baritonale e profonda, perfetta per interpretazioni molto letterarie, sulla scia degli intellettuali del rock come Bob Dylan o Patti Smith.

Il suo ultimo album, Ghosteen è un disco sulla perdita, sul dolore e sull'unico modo per combatterli: l'Amore. Se con Skeleton Tree eravamo nelle viscere delle tenebre che avvolgono chi vuole sopravvivere al dolore più terribile, Ghosteen racconta il fare i conti con la vita che ne consegue Soprattutto per Nick Cave, che dopo una vita di eccessi, ha perso il figlio quindicenne Arthur precipitato da una scogliera nel luglio del 2015 mentre era sotto effetto di Lsd. E L'Asina vide l'angelo, è qualcosa in più del solito romanzo scritto da una rockstar. E' un romanzo vero, importante: con uno stile e una struttura che tengono alle sollecitazioni violente di una lingua brutale capace di trascinare il lettore sulle montagne russe di un linguaggio che alterna le atmosfere di Edgar Allan Poe con quella della Southern Gothic (la letteratura gotica americana tipica degli Stati Uniti del Sud), mentre la scrittura è un omaggio (dichiarato) a William Faulkner e Flannery O' Connor.

La storia del romanzo è quella un paesino in una sperduta valle americana dove comanda una setta religiosa e xenofoba con un rigorismo morale che è solo l'altra faccia dell'intolleranza e dell'ipocrisia.

È qui che vive Euchrid Eucrow, il protagonista del romanzo: un ragazzo muto, unico sopravvissuto al suo gemello morto durante il parto (come Elvis Presley, il mito di Cave), figlio di una coppia di relitti umani.

La storia della sua esclusione - tanto dalla famiglia, quanto dalla società - è anche la metafora di un'America degli anni Quaranta dove a muovere gli uomini erano per lo più l'odio e il dolore dell'esclusione.

Il piccolo Euchrid vaga nel paese, nascondendosi nel fango come una bestia randagia; si rifugia così a spiare la vita altrui, si innamora di Cosey Mo, la bella prostituta che esercita in una roulotte rosa e la guarda quando consuma i propri rapporti sessuali con i maschi del paese: gli stessi che per dileggio lo violentano se lo trovano da solo, tra i campi di canne da zucchero; poi assiste al linciaggio della donna da parte dei suoi stessi clienti, incitati dalle proprie mogli, la osserva di nascosto la notte in cui lei ritorna, ormai ridotta ad una vagabonda deforme, per abbandonare sui gradini della statua del profeta Jonahs Ukulore, appena prima di morire di stenti, Beth, la figlia che già portava in grembo la notte in cui era stata cacciata e picchiata.

L'arrivo della bambina coincide con la fine delle piogge e proprio a lei la setta degli «ukuliti» attribuiranno il merito della fine del diluvio, adottandola e facendone la «Prescelta da Dio». È a questo punto che Euchrid sentirà la chiamata da Dio e deciderà d'agire, di ribellarsi. Fortificherà la baracca dove vive, conquisterà la fiducia della bambina e, dopo averla posseduta, tenterà di ucciderla a colpi di falcetto, per poi morire annegato nelle sabbie mobili della palude, inseguito dalla rabbia e dall'odio dell'intera comunità. Ma Beth non morirà, almeno non prima di aver dato alla luce il suo bambino, il nuovo Prescelto, proprio il figlio del muto Euchrid Eucrow. A una prima lettura E l'Asina vide l'angelo può sembrare un libro delirante, tante sono le nefandezze e gli estremi margini della vita che racconta, ma è molto molto di più. Oltre agli echi del Cormac Mc Carthy del romanzo La Strada (che lo stesso Nick Cave ha sceneggiato per il cinema), tutti i protagonisti sembrano usciti da un libro di Jim Thompson, dai passaggi più violenti dell'Antico Testamento, ma allo stesso tempo dal violento candore dei racconti di Sherwood Anderson e dai passaggi poetici che ricordano l'Antologia di Spoon River di un Edgar Lee Master che incontra Wim Wenders (Nick Cave ha recitato nel suo Il cielo sopra Berlino).

Questo romanzo è la preghiera, laica e blasfema, di chi si è stato «trascinato nella vita senza preavviso» e di chi è «scivolato nel mondo con la gloria di un ospite indesiderato».

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