Preti pedofili, sotto inchiesta anche un cardinale belga

Bruxelles La Chiesa ancora scossa dall’ennesima storia di pedofilia. La polizia belga ha perquisito ieri l’arcivescovado di Malines-Bruxelles, nell’ambito dell’inchiesta aperta su alcuni casi di violenze su minori che sarebbero state commesse da parte di sacerdoti della diocesi. Come ha spiegato il portavoce della Procura di Bruxelles, Jean-Marc Meilleur, la perquisizione «è avvenuta nel quadro di una pratica che è stata recentemente aperta, a seguito di alcune dichiarazioni riguardanti fatti di abuso sessuali nei confronti di minori, commessi da alcuni esponenti alla Chiesa». Nel mirino anche il cardinale Godfried Danneels, ex primate del Belgio.
L’obiettivo della perquisizione - ha specificato il portavoce - è «raccogliere gli elementi» per capire se le accuse abbiano o meno riscontri. La polizia - riporta la stampa belga - ha passato al setaccio anche i locali della Commissione Adriaenssens (dal nome del docente dell’università di Lovanio che la presiede), con sede a Lovanio, creata per esaminare i casi di abuso sessuale all’interno della Chiesa. Tutti i dossier (475) sono stati sequestrati.
L’irruzione della polizia nel palazzo arcivescovile, è avvenuta proprio mentre i vescovi erano riuniti in conferenza episcopale. Lo ha ammesso la stessa chiesa cattolica del Belgio sul suo sito internet Chato.be. «Le perquisizioni avvengono, si legge sul sito della Conferenza episcopale, qualche mese dopo il doloroso caso riguardante il vescovo settantatreenne di Bruges che aveva ammesso di aver abusato per anni di un ragazzino». «Al cardinale Danneels, secondo quanto riferito dal suo portavoce Hans Geybels, al termine della perquisizione, è stato sequestrato il computer. «Il cardinale non si è opposto ritenendo che la giustizia debba fare il suo corso», ha aggiunto il rappresentante.
Secondo alcune fonti, a Mechelen, oltre al palazzo arcivescovile, le perquisizioni avrebbero interessato inoltre la chiesa di Sint-Rombout.
«Siamo scioccati», ha detto Adriaenssens. «Ci sono persone - ha affermato il professore - che vogliono che le informazioni siano trasferite anche alla giustizia, ma altre invece che ci hanno chiesto di rispettare il loro privato e dobbiamo avere rispetto anche per questi ultimi».

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