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Preziosi si trasforma in Sant'Agostino

L'attore interpreta vita dissoluta e la successiva conversione del filosofo e mistico

Preziosi si trasforma in Sant'Agostino
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"Le Confessioni" di Agostino scritte alla fine del IV secolo, stanno alla base della dottrina della Chiesa, raccontano le inquietudini dell'uomo dinanzi al problema della fede. Si tratta, per l'autore, di un cammino alquanto frastagliato, percorso da dubbi, fatto di riflessioni, di lacerazioni, di dolore, ma anche di ascesi, che coinvolgono una vita intera, dall'infanzia alla giovinezza dissoluta, alla "visione", fino all'attesa della conversione.

Alessandro Preziosi, che già nel 2010 ha interpretato Sant'Agostino in una fortunata serie televisiva, se ne è lasciato contaminare, facendo diventare l'autobiografia spirituale di Agostino una specie di monologo interiore, con l'apporto determinante di Paky De Maio che ha costruito una partitura elettronica originale, creando un ambiente sonoro immersivo che riflette la ricerca religiosa del protagonista. Lo spettacolo sarà in scena oggi al Teatro Parenti. L'azione viene articolata da Alessandro Preziosi in dodici scene, nelle quali egli fa rivivere i grandi temi che attraversano l'opera del Santo, a cominciare dal concetto di Tempo che occupa l'XI libro dei tredici che compongono "Le Confessioni". Scrive Agostino: "I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro che è la visione, il presente del futuro che è l'attesa".

Il tempo, secondo Agostino, è una distensio animi ovvero non una realtà oggettiva esterna, bensì una realtà interiore, è stato creato da Dio insieme al mondo, per questo motivo è una distensione dell'anima. Dio, essendo immutabile, è al di fuori del tempo. Il discorso sul tempo anticipa quello della creazione, ritenuta da Agostino un atto libero e d'amore di Dio che ha tratto l'intero universo dal Nulla, attraverso il Logos. La formula, ben nota, è: Creatio ex nihiilo.

Appare chiaro che la posizione di Agostino sia decisamente contraria a quella del pensiero greco, secondo il quale da nulla non si crea nulla. Questa sua osservazione nasce dalla consapevolezza che Dio sia fuori dal tempo e che la creazione sia abbinata al tempo, la cui storia si contraddistingue per la sua linearità, ben diversa dalla circolarità della visione greca.

Agostino distingueva la dimensione di Dio, collegata all'eternità, dalla dimensione del mondo, collegata al divenire. Convinto di queste sue osservazioni, Agostino, dopo la conversione, inizia a occuparsi della difesa del cristianesimo dalle interpretazioni eretiche, si scaglia contro gli Scettici, i Manichei, il Pensiero greco e quello di Pelagio.

Egli, prima della conversione, aveva subito il male di vivere che gli tormentava l'anima, e che gli procurava tanta angoscia, da intendere come conseguenza di un'anima frammentata che andava in cerca di una stabilità, oltre che di una instabilità che, a sua volta, si scontrava con l'inconscia ricerca di Dio, cosa che gli procurava tanta inquietudine, la stessa che si prova quando non si è in sintonia con la Grazia.

Quando arriva il momento della conversione, Agostino ha concluso il suo percorso tormentato, ma che riuscirà a superare dopo l'incontro con Ambrogio, Vescovo di Milano, il quale scardinerà tutti i suoi pregiudizi a favore della ricerca della fede, incarnata nell'insegnamento della Chiesa.

Questa materia complessa, è stata adattata da Tommaso Mattei che ha attraversato i momenti salenti delle "Confessioni" fino alla struggente epifania della

conversione, alternando la parola col silenzio, la ragione col sentimento. Alessandro Preziosi, utilizzando le categorie espresse da Agostino, ha cadenzato le azioni sceniche, alternando il ritmo della parola con quello musicale.

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