Tolkien, Tolkien e ancora Tolkien. Negli ultimi vent'anni la popolarità del professore di Oxford, creatore dell'epopea della Terra di Mezzo e della cosmogonia del Silmarillion, ha conosciuto una vera impennata, frutto anche del successo planetario della trilogia cinematografica diretta da Peter Jackson, Il Signore degli anelli (uscita nel 2001, 2002 e 2003). E come accade sempre in questi casi, in molti hanno cominciato a tirare l'autore per la giacchetta provando a trascinarlo dalla propria parte.
Così John Ronald Reuel Tolkien è diventato un vero caso nazionale, quando per decenni la cultura ufficiale italiana l'aveva sostanzialmente snobbato: pubblicata nel Regno Unito nel 1955, la versione completa de Il Signore degli anelli è arrivata in Italia soltanto quindici anni più tardi grazie alla scommessa dell'editore Rusconi e all'impegno di Elémire Zolla e Quirino Principe; mentre anni prima, nel 1962, il romanzo era stato bocciato senza appello da Mondadori su consiglio di Elio Vittorini e Vittorio Sereni.
Patrimonio per decenni della destra giovanile (sul finire degli anni Settanta gli incontri estivi dell'ala rautiana del Msi si chiamavano Campi Hobbit), è stato proprio il governo Meloni a promuovere la grande mostra itinerante Tolkien: uomo, professore, autore, che ha girato le principali città italiane. Di recente, tuttavia, da sinistra è partita un'agguerrita campagna per appropriarsi della Terra di Mezzo, prima con la rilettura in chiave neo-marxista da parte del collettivo di scrittori Wu Ming e pochi mesi fa con una bellicosa dichiarazione della segretaria del Pd Elly Schlein: "Dobbiamo riprenderci Tolkien".
Una querelle politica assai provinciale e molto lontana dalle vere origini dell'opera tolkieniana. Lo sottolinea in un libro appena uscito anche il filosofo, divulgatore e youtuber Rick DuFer, al secolo Riccardo Dal Ferro, ideatore del podcast filosofico Daily Cogito, che raccoglie due milioni di ascoltatori mensili. In Il pensiero incoraggiante. Tolkien in difesa del presente (Bompiani, 18 euro), DuFer fa piazza pulita delle interpretazioni forzate del Signore degli anelli e delle altre opere di Tolkien.
"In questi anni si è cercato di far dire a Tolkien ogni cosa", scrive il filosofo youtuber. "Ad esempio di piegare la sua opera a dottrine gnostiche, facendo passare un'interpretazione simbolista che neanche lontanamente era nella mente dell'autore. Altri libri lo legano alle tradizioni e interpretazioni più disparate, lo trasformano in icona religiosa o in ateo miscredente". Per non parlare delle esegesi politiche, soprattutto nel nostro Paese. "Ci sono state fantasiose interpretazioni che danno risalto al razzismo e al suprematismo della sua opera, vista come l'espressione di un conservatorismo retrogrado, antimodernista e reazionario. Poi, con la riscoperta mediatica, si è tentato di portarlo a sinistra: gli Ent diventavano l'urlo del pianeta ferito dalla malvagità del progresso, gli Hobbit si trasformavano in comunità dedite al socialismo e alla decrescita felice, Saruman e Sauron in terribili imprenditori avidi e desiderosi soltanto di avere più potere, più denaro, più successo".
Ovviamente nulla di tutto ciò è presente nei romanzi dell'autore inglese e tanto meno nel suo pensiero di uomo e scrittore. "Sono interpretazioni di parte, che prendono solo ciò che fa comodo e tralasciano quel che non si allinea alla propaganda", sottolinea DuFer.
L'autore di Il pensiero incoraggiante se la prende anche con la tendenza, questa invece tutta internazionale, di rileggere l'opera tolkieniana attraverso serie televisive distorte e fuorvianti. A cominciare da The Rings of Power, dove gli autori ribaltano i concetti chiave dei libri del professore di Oxford: tanto per fare un paio di esempi, la figura angelica di Galadriel diventa una capricciosa despota che sembra attratta addirittura dal malvagio Sauron e gli orchi sono onesti padri di famiglia spaventati da una guerra che non vogliono. Rick DuFer è tranchant: "Si tenta di cancellare con un colpo di spugna la presenza del divino dall'opera di Tolkien, trasformandola in un brodo politicamente corretto il cui unico fine è quello di divertire un pubblico che si illuderà di aver capito che cosa si nascondesse in questi libri così famosi e così importanti".
La stessa cosa, aggiunge, avviene nel film d'animazione Il Signore degli anelli La guerra dei Rohirrrim di Kenji Kamiyama (2024) nel quale, rispetto alla storia originale, si introducono personaggi inventati "per rispondere alla necessità di inserire figure femminili forti nella narrazione tolkieniana, oggi considerata troppo maschilista".
In quest'epoca intelligenza artificiale, algoritmi onniscienti e guerre robotizzate, Rick DuFer invita invece a rileggere l'opera di Tolkien come "uno straordinario manuale di istruzioni contro il nichilismo che avanza, dove potremo riconoscere gli Spettri dell'Anello e
lo stesso Signore Oscuro, di cui troppo spesso, ahimè, non siamo vittime, ma seguaci". Il pensiero incoraggiante che illumina la via di Frodo, detentore dell'anello, può aiutare anche noi lettori nella vita di ogni giorno.