Putin commemora la strage di Katyn con i polacchi

Svolta nei rapporti tra Russia e Polonia: il premier russo per la prima volta fa un gesto di distensione e ammette i crimini staliniani di cui rimasero vittime oltre 20mila ufficiali polacchi

Putin commemora la strage di Katyn con i polacchi

I crimini dei regimi totalitari «non possono essere giustificati» e non vanno dimenticati. La condanna del primo ministro Vladimir Putin viene pronunciata durante la cerimonia di commemorazione del massacro della foresta di Katyn, dove l'ex leader del Cremlino ha accolto il capo del governo polacco Donald Tusk con un gesto che ha un forte significato di riavvicinamento con la Polonia, un Paese che ha subito nel Novecento gravissimi toriti da parte della Russia. «La logica è stata una sola: diffondere la paura, per risvegliare nell'uomo il più vile degli istinti, per incitare un popolo contro l'altro, e ottenere un'obbedienza cieca e stupida», ha detto Putin.
Le parole del primo ministro russo suonano come una chiara accusa al regime staliniano, ma anche una condanna dei crimini nazisti contro l'esercito sovietico. «La valutazione morale delle atrocità del regime totalitario non è oggetto di revisione» ha detto Putin, osservando che la Russia e la Polonia, come qualsiasi altro paese in Europa, hanno vissuto quasi tutte le tragedie del XX secolo e sono state costrette a pagare un prezzo pesante per le due guerre mondiali, un «conflitto fratricida armato, per la crudeltà e la disumanità del totalitarismo».
Nella terra di Katyn giacciono i corpi di cittadini sovietici, bruciati nel fuoco della repressione di Stalin degli anni Trenta, degli oltre ventimila ufficiali polacchi che furono fucilati per ordine segreto a partire dalla primavera del 1940, dei soldati dell'Armata Rossa che furono giustiziati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. «Non può essere cancellato il ricordo del martirio delle vittime innocenti», ha sottolineato Putin con la chiara intenzione di inserire la tragedia degli ufficiali polacchi all'interno di una più generale "tragedia totalitaria". Il passo di Putin può apparire quindi ora, dopo decenni, come un segno inequivocabile di apertura per il «lutto» polacco, ma è inevitabile notare dove il premier russo ponga l'accento: le vittime non sono state solo i polacchi ma anche i russi. Di fatto il settantesimo anniversario della strage di Katyn riapre una delle pagine più controverse della storia sovietica: il massacro di 21.857 cittadini polacchi, già descritto dal regista Andrzej Wajda.
Tusk e Putin hanno partecipato a una cerimonia ufficiale per le vittime nella foresta di Katyn, nella parte occidentale della Russia, dopo dinieghi, bugie e timidi passi avanti. La strage avvenne nell'aprile del 1940: vennero fucilati 22.000 soldati polacchi - detenuti del campo di prigionia di Kozielsk vicino al villaggio di Gnezdovo - dalla polizia segreta sovietica (Nkvd), a seguito di un decreto approvato dal Politburo. Nell'aprile 1943 venne scoperta una fossa comune dai soldati tedeschi, ma Mosca accusò la Germania di aver compiuto la strage.
Nell'aprile del 1990, Mikhail Gorbaciov aveva riconosciuto la responsabilità del regime stalinista. Ma Katyn era rimasta ugualmente una ferita aperta. Tra il 1991 e il 2004, la magistratura russa ha condotto un'indagine per accertare le responsabilità. In ultima analisi, l'inchiesta è stata chiusa senza alcuna spiegazione e il termine «crimine di guerra» non è stato accettato.

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