«Quando sono arrivata Tatiana era morta»

«Quando sono arrivata a casa, Tatiana era già morta. Elena, invece, non c’era». È la confessione shock di Ala Ceoban, 24 anni, accusata di aver ucciso la sorella 36enne e la nipote di 13 anni, Elena, assieme a Paolo Esposito, l’elettricista 40enne in carcere dal primo luglio. Un’ammissione di colpevolezza o uno squallido scarica-barile nei confronti dell’amante? Oppure uno sfogo, un cedimento emotivo con i carabinieri di Viterbo mentre viene portata in cella? Ma le dichiarazioni, messe comunque agli atti, non potranno essere usate in Tribunale perché Ala non le ha mai confermate davanti al gip. La donna, fredda e determinata come pochi, dal 5 agosto ha deciso di non rispondere ai magistrati. Almeno fino al faccia a faccia con Paolo in Procura, il primo dall’inizio di questa tragica vicenda.
Due corpi quasi sicuramente fatti a pezzi e mai ritrovati e due presunti assassini che negano l’evidenza. A cominciare dalla loro relazione documentata da centinaia di file recuperati nei pc di Esposito, il primo nella villetta delle Cannicelle, la villa degli orrori, il secondo nello studio di via Piave. Foto, riprese amatoriali, e persino la messa all’asta delle mutandine di Ala per gli appassionati del fetish. Non solo. Gli esperti dell’Arma avrebbero trovato anche documenti pedopornografici, fotografie a luci rosse di ragazze di 12 e 13 anni. Fatti che poco o nulla avrebbe a che fare con le gravi ipotesi di reato, ribattono i rispettivi avvocati, Enrico Valentini e Mario Rosati per Esposito, Fabrizio Berna e Pier Francesco Bruno per la Ceoban. Ma che la dicono lunga sul profilo criminale dei due, per non parlare dell’influenza sugli assistenti sociali che hanno vietato all’uomo di incontrare la figlia nata dalla relazione con la moldava scomparsa, la piccola Erika, 6 anni, già tolta ai suoi genitori e affidata a una casa famiglia di Bagnoregio.
Per domani è fissato l’incidente probatorio su tutte le tracce di sangue rilevate nell’abitazione di Tania e Paolo, fonti non confermate parlerebbero di nuovi riscontri su elementi sequestrati. In particolare, su uno straccio utilizzato per pulire le pareti della villa, sarebbe stato isolato il Dna di una persona molto vicina a Esposito ma che non corrisponde ad Ala. La soluzione, assicurano in Procura, verrà svelata presto.

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