Leggi il settimanale

Sarri facce ride, la “zona grigia” di Garlasco e Giachetti: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: la folle polemica per il derby alle 12, il parlamentare incatenato e Sempio

Sarri facce ride, la “zona grigia” di Garlasco e Giachetti: quindi, oggi…

  • Io voglio bene a Roberto Giachetti, parlamentare di sinistra per cui nutro simpatia. Ma mettersi in sciopero della fame o ammanettarsi in aula per la Vigilanza Rai svilisce le battaglie serie. Certe proteste si fanno per questioni serie, pure quelle sbagliate, o che io considero tali, come per l’aborto e il suicidio assistito, ma comunque meritevoli di gesti forti. Per la Vigilanza Rai, invece… dai.

  • Credo che su Garlasco una delle cose più intelligenti le abbia dette il procuratore che assolse Stasi in uno dei primi gradi di giudizio, ovvero il giudice Vitelli: “Bisogna accettare la zona grigia”. Cioè: benché dispiaccia per le famiglie delle vittime, occorre avere il coraggio di ammettere che non tutti i delitti si possono risolvere. È tuttavia importante ricordarsi che è meglio avere un killer in libertà che un innocente in carcere. Per questo esiste il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio.

  • C’è gente che a Crotone va a farsi fare interventi estetici da persone che non hanno le credenziali. Capisco che farsi belli e spendere poco sia invitante. Ma la vita e la salute lo dovrebbero valere di più. No?

  • Ancelotti firma di nuovo per la nazionale brasiliana fino al 2030. E tutti a dire: perché non l’Italia? Facile: voi preferireste allenare una squadra di campioni o un gruppo di scarponi?

  • Mi fanno ridere quelli che dicono “il semestre filtro all’università esclude”. E grazie al cavolo. Ma perché, scusate, il concorso non era parimenti escludente (forse pure di più)?

  • Daniele Nahum, ex Pd ora ad Azione, annuncia che se Milano fermerà il gemellaggio con Tel Aviv lascerà la maggioranza. Bene. Ok. Capisco. Ma mi spiegate perché la politica cittadina debba occuparsi dei gemellaggi con Israele o con la Palestina, anziché delle strade?

  • Ok. Ci siamo sciroccati per voi l’intera informativa dei carabinieri sulle indagini su Andrea Sempio. Un file abnorme, a tratti incomprensibile, su cui si basa la richiesta di rinvio a giudizio del presunto killer di Chiara Poggi. E questo a cui si aggiungeranno le valutazioni dei pm, le perizie, le controperizie. Spoiler: non vi diremo se Andrea Sempio sia innocente o colpevole. Sarebbe impossibile. E pure scorretto. Siamo qui solo per lanciare un alert: un invito ad andarci piano con la mostrificazione di Sempio in stile Stasi. E questo non solo per motivi di prassi e rito garantista: Sempio non è ancora neppure stato rinviato a giudizio, quindi è formalmente innocente. Né solo perché, a dirla tutta, per questo caso un assassino condannato in via definitiva c’è già, giusto o sbagliato che sia, per cui per condannare Sempio bisognerà anche smontare passo dopo passo la condanna di Stasi fatta di 4 processi, infinite analisi, perizie, controperizie e sentenze. Ora sembra tornare tutto contro Sempio, ma… dove sono le scarpe che avrebbe indossato? E la bicicletta che è stata vista? E i pedali? E come dimostriamo efficacemente che l’alibi dello scontrino non regge? Se i due non hanno agito in concorso, come sostengono i pm, non possono essere entrambi condannati. Mica possiamo avere il killer e il killer emerito. Quindi calma e gesso. Anche perché, se uno si legge tutto il documento dell’informativa, balzano subito all’occhio un paio di cose. Primo: i famosi soliloqui sono stracolmi di “incomprensibile”; gran parte dei virgolettati, quelli usciti “ripuliti” sui giornali, se letti nel complesso dell’intercettazione sembrano buttati lì a caso e mezzi estrapolati; il documento è pieno zeppo di “è possibile sostenere che”, “è certamente più probabile che”, “è ragionevole immaginare che”. Immaginare. Tutte ipotesi che la difesa potrà contestare. Magari il killer risulterà essere Sempio, eh: non voglio escluderlo a priori. Non dico che delle stranezze non ci siano. Ma un Paese con un minimo di cultura giuridica lascia il tempo agli avvocati di fare il loro mestiere. Sono gli stessi investigatori ad ammettere, per dire, che “la ricostruzione di questo movente” (l’omicidio passionale dopo un rifiuto sessuale) “porta inevitabilmente in sé una quota di suggestione”. Suggestione. Il caso dell’audio di Nuzzi ne è la prova. Gli investigatori scovano un bigliettino di Sempio, buttato in maniera “sospetta” lontano da casa, un appunto ad una prima lettura incomprensibile. Sopra ci sono frasi un po’ a caso: “da cucina a sala”, “cane”; “colpi da…”; “campanello”, “finestra da fuori” e “assassino”. Parole che, secondo chi indaga, “si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi”. Peccato che Nuzzi ricordi che quella sarebbe una banale scaletta da seguire per formulare una risposta audio ad una domanda che il giornalista gli aveva fatto e che sarebbe finita in uno spettacolo teatrale. Non appunti sul delitto, ma appunti su cosa ha provato Sempio quando ha saputo dell’indagine a suo carico. Vero? Falso? Boh. Il punto è proprio questo: prima di abbeverarci alle deduzioni e alle analisi di carabinieri e procuratori, bisognerebbe dare il tempo alla difesa di analizzare gli atti e formulare le contro-deduzioni. Spesso certi “fatti” possono avere altre spiegazioni. Attenzione: non lo dico per “scagionare” Sempio, sai che me ne frega. Ma solo per una questione di cultura giuridica. Sì, ma i soliloqui? Li avete sentiti, anche su questo giornale. Sono molto disturbati. Bisognerà analizzarli punto per punto. Capire quando li ha formulati e soprattutto con quale tono. Per dire cosa. Senza contare che alcune parti, in cui gli intercettati parlano in dialetto, gli stessi carabinieri scrivono di volerle “risentire di nuovo” nonostante abbiano avuto a disposizione un anno abbondante di indagini.

  • Ripeto: qui nessuno fa l’avvocato di Sempio. Richiamiamo solo ad un po’ di prudenza, per evitare di ritrovarci tra 18 anni - dopo aver seppellito Sempio sotto lo stigma dell’assassino (come Stasi) - a dover magari fare i conti con un altro presunto killer. Le impronte? I genetisti della difesa le contesteranno. Il dna? Altrettanto. La Bpa? Uguale. Ed è normale che sia così. Prendete il caso dello scontrino di Vigevano. I carabinieri ritengono che non possa essere un alibi di Sempio perché probabilmente a farlo sarebbe stata la madre. Probabilmente, però. Perché non sono stati in realtà in grado di stabilire, né in senso positivo né in senso negativo, a chi appartenesse. Questo non vuol dire che Sempio sia davvero stato a Vigevano (i dubbi restano). Né che sia innocente. Ci dice solo di prendere con le pinze le analisi fornite dai carabinieri ai pm e inserite nel fascicolo di indagine. Perché poi il processo è tutta un’altra storia. L’assoluzione del presunto assassino di Diabolik, ultras della Lazio, nonostante video, analisi antropometriche e testimonianze, ne è l’esempio lampante. Così come il caso Unabomber: fino all’altro ieri eravamo convinti che le inchieste giornalistiche avrebbero portato alla riapertura del caso. E invece nisba.

  • Se qualcuno mi propone di nuovo una di quelle casette per tenere i libri e fare booksharing, vi giuro, sbarello. Ma chi li usa mai?

  • Copio e incollo un post di Luigi Marattin, che dice tante cose giuste. “Questo grafico - fatto dall’Osservatorio Conti Pubblici - ci fa capire come funziona la nostra imposta principale, l’Irpef. Fino a 12 mila euro annui (circa 900 euro al mese), si paga zero IRPEF. Nel primo scaglione (0-28 mila euro, cioè fino a circa 1.600 euro netti al mese) si paga in media circa 100 euro al mese. Vuol dire che qualsiasi cosa fai, dà un beneficio ridottissimo. Ma per il motivo più semplice di tutti: già si pagano pochissime imposte. Ecco perché il mantra “riduciamo le imposte ai redditi bassi” non ha alcun senso. Il problema di questi redditi non sono le tasse: il problema è che è basso il lordo (e allora le politiche per risolvere il problema sono altre). Come vedete chiaramente dal grafico, il problema del sistema fiscale italiano è che massacra il ceto medio: quando guadagni 2.500/3.000 euro al mese, un terzo del tuo reddito se ne va in IRPEF. E se ti viene la malaugurata idea di lavorare un po’ di più, su ogni 100 euro lordi circa la metà se ne va in Irpef: un gentile trattamento che negli altri paesi europei riservano solo a chi guadagna 9/10 mila euro netti al mese”. Amen.

  • Maurizio Sarri sta a fare tutta ’sta canizza sul derby alle 12 perché sarebbe troppo caldo, o almeno è questo quello che ho capito leggendo qua e là le sue dichiarazioni. Eppure alle 12 le previsioni danno 19 gradi, meno dei 21 che ci sarebbero se si giocasse alle 15 (come si faceva una volta). Smettetela di frignare, signori miei. Non siamo mica nel Sahara.

  • Vorrei ricordare a mister Sarri che il 14 maggio del 2000, quando la Lazio si giocò lo scudetto (la gloria e diversi milioni di euro), cioè molto più di quanto si contendano dopodomani le squadre in corsa per la Champions, si giocò senza polemiche alle 15. E lo sa, mister Sarri, qual era la temperatura? 26 gradi. Ripeto: 26 gradi, almeno così dicono gli archivi dell’epoca. Mi volete dire che Roberto Mancini, Juan Sebastian Veron e Diego Pablo Simeone potevano giocare con 26 gradi mentre Basic, Patric e Zaccagni soffrono se corrono dietro un pallone con 20 o 21 gradi? Eddai.

  • Che poi il derby alle 12 è una cosa logica sia per l’ordine pubblico sia per portare le famiglie allo stadio. Il lunedì sera sarebbe difficile, se non impossibile, per molti ragazzi e bambini godersi la partita. La domenica a pranzo, invece, è tutta un’altra storia.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica