Il caso Nicole Minetti ha rimesso sotto i riflettori la grazia, cioè l'atto di clemenza che la Costituzione inserisce tra quelli in capo al presidente della Repubblica. È disciplinato dall'articolo 87 della Carta: prevede che il presidente della Repubblica possa, con un proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. La grazia estingue in tutto o in parte la pena inflitta o la trasforma in un'altra pena (esempio, una multa al posto del carcere). Il successivo articolo 89 precisa "Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità". Ciò significa che il decreto con cui il Capo dello Stato concede la grazia deve essere controfirmato dal Ministro di Grazia e Giustizia.
Come si presenta la richiesta di grazia
La procedura prevede che la domanda di grazia sia diretta al presidente della Repubblica ma va presentata al ministro della Giustizia. L'iniziativa può arrivare dal condannato stesso, oppure da un suo prossimo congiunto, convivente, tutore, curatore o dall'avvocato. Ci sono indicazioni particolari se il condannato è detenuto. Sempre il codice di procedura penale prevede che la grazia possa essere concessa di ufficio (senza domanda e proposta).
L'istruttoria
Sulla grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello (a meno che si tratti di condannato detenuto) dopo una istruttoria che comprende la valutazione di diversi elementi come la posizione giuridica del condannato, il perdono delle persone danneggiate dal reato, i dati della Polizia, le valutazioni dei penitenziari. Il parere del procuratore della Corte di appello viene acquisito dal ministro della Giustizia, che quindi trasmette la domanda (o la proposta) di grazia al capo dello Stato aggiungendo il suo "avviso", cioè specificando se è favorevole o contrario alla concessione del beneficio. La Corte costituzionale, con la sentenza 200 del maggio 2006 che risolveva proprio il conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nei confronti del ministro della Giustizia Roberto Castelli proprio sul potere di grazia, ha affermato nella sostanza che il Capo dello Stato è titolare della grazia. È diretta al Presidente della Repubblica, ma va depositata presso il Ministro della Giustizia, che istruisce la pratica.
Come si revoca la grazia
La grazia estingue la pena principale, ma non le pene accessorie (salvo diversa disposizione) né gli effetti penali della condanna. Se la grazia è stata condizionata e il beneficiario commette un nuovo delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni nel caso di grazia riguardante la penda dell'ergastolo) per il quale viene condannato a una pena detentiva, il beneficio viene revocato di diritto. La revoca è disposta dal giudice dell'esecuzione.
In caso di revoca, la pena condonata torna a essere eseguibile. La grazia può essere revocata anche se, in base ad una successiva istruttoria che deve ripartire dal ministero che gestisce queste pratiche, si accerta che ci sono elementi che inficiano il provvedimento originale.